BUON COMPLEANNO GOVERNO BERLUSCONI

E’ ormai trascorso abbondantemente un anno dal 13 maggio 2001, data  che segnò la vittoria elettorale del centro destra guidato dall’on. Silvio Berlusconi. Ora a distanza di oltre un anno l’intera categoria, ma forse è meglio dire l’intera Nazione si chiede che fine abbiano fatto le promesse di una campagna elettorale improntata  su un diritto negato ai  cittadini, quello alla sicurezza.   Ci pare  legittimo chiedersi a questo punto   dove sono  finiti  quei   comitati di  cittadini che puntualmente, quasi ogni sera, denunciavano al buon Emilio Fede i torti subiti da una criminalità sempre più invadente, per sentirsi puntualmente rispondere dai candidati della casa delle libertà, che appena al Governo,  l’on.  Berlusconi avrebbe risolto il problema anche attraverso la riforma della Polizia Locale,  nei primi cento giorni di governo, così come precedeva il patto con gli italiani. Sebbene il Ministero competente, colpevolmente non fornisca alcun dato,  quelli   forniti invece dalle forze di polizia dello Stato invece indicano un allarmante aumento della criminalità, cosiddetta da strada. E’ legittimo da parte di tutti chiedersi perché una riforma, quella della legge 65/86 voluta soprattutto dal popolo che nel  gennaio 1996 attraverso cinque proposte di legge di iniziativa popolare (giacenti ancora presso la Commissione Affari Costituzionali) chiedeva sostanziali modifiche alla 65/86 ,  e condivisa ormai da tutte le organizzazioni sindacali esistenti in Italia, comprese le RdB CUB, che condividono anche la organizzazione  a livello regionale della  Polizia Municipale e Locale( vedi libro bianco della RdB di Napoli), condivisa oltretutto anche da tutte le forze Parlamentari, non trovi ancora una definitiva approvazione? Questo deve far riflettere non poco   sul ruolo che la polizia locale ha, e che dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) assumere nel contesto europeo. Una rivoluzione “Copernicana” quindi, potrebbe essere, per usare le parole del Ministro Bossi, che con la scusa della Devolution ( che  vuol dire, fare tanto per lasciare tutto come prima) sta di fatto bloccando la riforma costituzionale approvata dalla 13^ legislatura che già riconosce alle regioni potere legislativo esclusivo in materia di polizia locale.  Gli interessi legati alla riforma della 65/86 in senso federale sono molteplici, tanto da costituire nelle sedi opportune,  un partito trasversale che di fatto, ed è sotto gli occhi di tutti, blocca l’azione di riforma .  Per questo,  non ci meraviglia il silenzio del Ministro Scajola che ha smesso di  inserire nei suoi programmi  la  polizia municipale e locale, non ci meraviglia neppure l’interrogazione parlamentare dell’on. Napoli (forza italia), vice presidente dell’ANCI e sindaco di un comune del torinese che lamenta l’intromissione della polizia municipale, poco professionale, (regolarmente delegata   della procura di Torino) che attraverso investigazioni ed intercettazioni poneva fine ad una serie di appalti truccati tanto da costringere i Magistrati ad emettere 12 provvedimenti di arresto cautelare. Non ci meraviglia inoltre lo stupore di alcuni addetti a proposito  delle indagini delegate dai Magistrati di Genova ai colleghi della PM,   in merito ai noti fatti del G8. La partita che si gioca sulla pelle dei lavoratori della polizia locale è di enorme portata.  Il risultato finale probabilmente sarà, se non intervengono altri fattori,  il relegare al ruolo di ausiliari del traffico i componenti dei corpi di polizia municipale, per vedere, cosi come pensa Bossi e purtroppo una buona  parte del Governo,  assegnati  i compiti di polizia locale alle forze di polizia dello Stato che non si rassegnano certo  a  svolgere, secondo le norme federaliste solo ed esclusivamente compiti di polizia mirati alla repressione e prevenzioni delle  organizzazioni criminali e terroristiche ed alla repressione dei  reati gravi, con organici enormemente superiori alle esigenze. I segnali sono forti e chiari, decifrarli non è difficile.  Il SULPM è impegnato, come sempre, alla realizzazione di una riforma seria e federale della polizia locale, per questo ora più che mai, la categoria non deve, almeno in questo momento, comportarsi come i  capponi di Renzo Tramaglino che tenuti dalle zampe dallo stesso per portarli in dono all’avvocato Azzecca Garbugli, inconsciamente  si beccavano  ignari di finire entrambi nella pentola. La riforma della polizia locale, rappresenta anche, se ben strutturata , un momento di forte democrazia, fungendo da contrappeso, alle polizie statali come accade da sempre nelle grandi democrazie. 

Taranto 26 giugno 2002                                         Michele lupo

                                                                      Componente la segreteria generale