
GUERRA DI CIFRE. CHI PAGA E’ SEMPRE IL CITTADINO
Ad un anno dall’entrata in vigore dell’Euro gli italiani assistono alla battaglia di cifre e percentuali scoppiata tra l’ISTAT ed EURISPES che rappresentando i consumatori lamenta fortissimi aumenti dei prezzi ed in particolare di quelli legati ai generi di prima necessità.
Le cifre fornite dai due Istituti sono fortemente contrastanti, l’Istat sostiene che l’inflazione è nel limite programmato e rientra anche in quello europeo, pari al 2,5%, mentre l’Eurispes dichiara un aumento dei prezzi indiscriminato che andrebbe oltre il 30%.
La denuncia si caratterizza per l’individuazione della causa di tali aumenti che, a parere di molti, sarebbero da addebitare allo sciacallaggio praticato da non pochi commercianti.
Le traversie quotidiane che viviamo ci portano a ritenere che i dati forniti dall’Eurispes siano i più aderenti alla realtà, ove in pratica riscontriamo l’enorme indebolimento del potere d’acquisto dei salari.
Ciò, oltre a costringere le Organizzazioni sindacali a rivedere gli aumenti richiesti per questa tornata contrattuale, porta a chiedersi cosa ha fatto lo Stato e soprattutto cosa hanno fatto i Comuni affinché i cittadini fossero tutelati anche da commercianti disonesti?
Siamo certi che nessun sindaco, pur avuto sentore d’aumenti indiscriminati, abbia dato precise direttive ai Corpi di Polizia Municipale affinché si attivassero per debellare tale fenomeno; l’occasione era altresì importante per dimostrare nei fatti la volontà d’autonomia che da anni riempie le bocche dei nostri amministratori locali.
Era, infatti, il momento opportuno per dimostrare che il federalismo non è un puro esercizio dialettico ma una condizione di gestione, quindi di responsabilità verso gli amministrati che, a giusta ragione, pretendono di essere tutelati da ogni forma d’illegalità e da quella microcriminalità che colpisce direttamente gli interessi e la serenità quotidiana.
Il recupero di tutto ciò richiede individuazione delle responsabilità, ed in tal senso volge la riforma della polizia municipale e locale proposta dal SULPM, in altre parole uno strumento che trasformerebbe la Polizia Locale in un corpo autonomo nelle autonomie, il che, di là delle direttivete dei sindaci, comporterebbe diretta responsabilità per la polizia delle Comunità locali, che eliminerebbe anche quei comportamenti di molti amministratori, i quali, pur di mantenere consensi elettorali, non persegueno alcune categorie che danneggiano i cittadini indifesi.
Tutto ciò è già possibile con la riforma recata dalla legge costituzionale n°3, e quindi rigettiamo i teoremi di chi afferma che la riforma della polizia locale debba avvenire per mezzo d’ulteriori modifiche del vigente art.117 della Costituzione.
Conseguenzialmente, se si vuole nell’immediato recuperare operatività e tutelare nei fatti i cittadini, il Parlamento deve solo emanare una legge che attribuisca alla Polizia Municpale e Locale le omogenee competenze anche in materia di ordine e sicurezza publlica, e nel contempo adegui le qualifiche e le funzioni giuridiche, nonché parità di trattamento economico, contrattuale e previdenziale tra tutti i Lavoratori operanti nel circuito della sicurezza.
L’impegno del SULPM in tal senso è quotidianamente espresso, ora però vi è bisogno che tutta la Categoria si attivi anche attraverso continue sollecitazioni a parlamentari, strutture politiche, e a tutte le OO.SS. di Categoria, cui insieme dobbiamo rivolgerci per una vera unità sindacale che garantirebbe un fronte unico e compatto contro tutte quelle manovre poste in essere da chi vuole ostacolare un radicale cambiamento dell’attuale assetto delle polizie italiane.
Il SULPM non può essere lasciato da solo a combattere contro i guitti della sicurezza e della politica, i quali pur di mantenere poltrone hanno spettacolarizzato la sicurezza credendo che la virtualità televisiva, oppure il neo trasformismo che vuole “mutare”carabinieri e poliziotti statali in operatori dei quartieri, possa rendere serenità alla Collettività italiana; no Signori la coscienza e gli interessi delle giovani e future generazioni vogliono che uniti si combatta quel morbo che da troppi decenni ha ridotto l’Italia a vittima d’ogni forma d’illegalità.
Michele LUPO e Antonio MICILLO