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A tutti i Colleghi della Polizia Municipale e Locale d’Italia
Al Presidente Nazionale O.S.PO.L Luigi Marucci
Al Segretario Nazionale S.I.L.PO.L. Rosario Palazzolo
Al Coordinatore Nazionale S.Na.V.U./C.gi.L. Gennaro Martinelli
Al Segretario Generale S.U.L.P.M. Claudio Mascella
Oggetto: lettera aperta – unità, necessità e tempi.
Premetto di essere un iscritto S.U.L.P.M. che segue le attività sindacali nazionali, e che la mia breve esperienza quale operatore della polizia municipale della Città di Napoli (tra pochi mesi compio 3 anni di servizio) mi sta segnando sotto molti aspetti.
Reputo che da quest’angolo lavorativo “istituzionale” si riesce ad avere una visualizzazione più concreta del collettivo intendere l’organizzazione della Società.
Riducendo il quadro d’insieme con ciò che il Popolo italiano intende per polizia municipale e locale (praticamente niente se non la consapevolezza che noi siamo quelli che “danno le multe”), si ha la netta percezione che a nessuno mai è passato per la mente di spiegare agli italiani, tanto meno questi se ne sono mai preoccupati, quale era ed è il ruolo che la Costituzione assegna a questo vitale Settore che occorre per condurre all’affermazione delle regole che mirano al vivere civile nel rispetto del Prossimo.
Quanto detto lo riscontriamo tutt’oggi ascoltando i vari parlamentari ed esperti che intervengono, sia in Parlamento, sia nei pubblici dibattiti, sulla cosi detta devolution, o federalismo. Infatti, questi sig.ri delineando le rispettive posizioni sul decentramento dei poteri per la sanità, e la scuola, pare abbiano le idee “abbastanza chiare”, mentre appaiono completamente impreparati, confusi, o inopportunamente strumentali, quando si tratta di affrontare l’individuazione del nuovo assetto della polizia locale, concretando, quindi, quanto richiamato, cioè la larga ed “ignorante” delega che il Popolo italiano lascia per la cura e l’evoluzione dei sistemi di sicurezza ed in particolare di quello locale.
Inoltre, se in questo contesto s’inquadrano:
· gli interessi della Lega Nord, che nel progetto di legge regionale della Lombardia, perseguendo vecchi obiettivi d’instaurazione di nuove polizie feudali, ha proposto (fuori di ogni logica legislativa) l’assegnazione della qualifica d’agenti di pubblica sicurezza per le guardie giurate, cui dovrebbero assegnarsi anche compiti di polizia locale;
· gli stessi interessi dimostrati da A.N., in altri ambiti proponente l’inglobamento delle guardie giurate nei comuni;
· l’obsoleta concezione che tutta la Sinistra ha sui sistemi di polizia, la quale, oltre a portare alla privatizzazione del rapporto di lavoro per gli addetti alle polizie municipali e locali, con conseguente indotta privatizzazione delle stesse funzioni di P.G. P.S. ecc. (i continui defenestramenti di comandanti che non sottostanno alle logiche del signorotto locale di turno ne sono la riprova) ha agevolato l’accrescersi di poteri egemonici in seno alle polizie di Stato che osteggiano qualunque forma di decentramento dei poteri alla P.M. e P.L.;
· l’inizio di un tardivo ripensamento del Movimento sindacale confederale che, forse spinto dai partiti d’ispirazione socialista, riformista, e, comunque, non liberisti, sta comprendendo la iattura di una commercializzazione della sicurezza e gli estremi rischi che questa comporterebbe in termini d’emarginazione degli interessi delle classi meno abbienti;
ciò che se ne ricava è che, per combattere quanto evidenziato e quindi sventare l’AZZERAMENTO della Polizia Municipale e Locale (60.000 posti di lavoro), vi è bisogno di un fortissimo Movimento sindacale di Categoria non scollegato da tutti i Soggetti che intendono agire per l’ottenimento di una seria Riforma della legge 65/86. A tale Movimento spetterebbe, di fatto, il compito di ampliare l’attività ad oggi svolta in modo separato, per meglio stimolare i Colleghi “dormienti” e coinvolgere le stesse Comunità locali ad intervenire per la cura dei propri stessi interessi ed unitariamente sventare i richiamati rischi.
Qua, però, nasce un altro disappunto. Infatti, visitando i vari Siti internet delle OO.SS di Categoria, ivi incluso quello dello S.NA.V.U./C.Gi.L., m’accorgo che a tutt’oggi, sebbene tutti gli addetti ai lavori appaiono coscienti dei rischi incombenti, ostentano tentativi di primogenitura sull’Unità sindacale delle Organizzazioni di Categoria, così come vi è differenziazione delle proposte da porre in campo per la suddetta Riforma.
Per quanto comprendo credo che vi siano spazi d’azione che consentono un’Unità di fatto tra i Soggetti categoriali, e unità di programma, anche su larga parte delle rivendicazioni, con le Federazioni di C.G.I.L. C.I.S.L. .U.I.L.; di certo non vi è spazio per lo sciacallaggio che qualcuno sta tentando sulle vicissitudini interne al S.U.L.P.M. che, peraltro, vanno largamente e positivamente concludendosi.
Io non credo che quest’ultima “storia” possa assumere la centralità che qualcuno le vuole, troppo peculiarmente, dare.
Per le indotte lotte e per le occorrenti democratiche rivoluzioni che questo particolare momento richiede, vi è bisogno di persone con ATTRIBUTI, le quali sappiano far alzare il tiro e puntare sugli obiettivi che realmente interessano milioni di Cittadini e decine di migliaia di Colleghi, ma certamente non di persone (Garibaldi, Giuseppe e Roberto ecc.) che stallando su temi di quart’ordine (peraltro consententi spazio e spessore a chi ha tentato e tenta di svendere la Categoria) rischiano di far credere che il livello morale ed intellettuale dei poliziotti municipali e locali sia tanto mal ridotto, dal che, a “giusta ragione”, il sistema ci condannerebbe ancor di più ad essere sfruttati, emarginati ed offesi in ogni nostra più intima espressione di lavoratori in divisa.
Anche se breve, come detto, l’esperienza che ho maturato in questo contesto mi ha insegnato già a distinguere, riprendere, ma soprattutto ad essere, possibilmente, propositivo.
Quindi, se i rischi citati sono reali, seri ed incombenti, e se Unità sindacale vi deve essere (così come credo), vogliatemi cortesemente rispondere, chiarendomi perché, oltre alla fissazione anche statutaria ed ai roboanti proclami sull’Unità sindacale la dirigenza dell’OO.SS di Categoria non riesce a trovare tempi e spazi per realizzare quanto, pare, sia nell’intento di tutti.
Chiedo inoltre, al segretario generale del S.U.L.P.M., cui, assieme a tutta la dirigenza nazionale, qui riconosco i meriti di aver voluto e saputo espiantare quella cancrena che stava ponendo a serio rischio l’identità del Sindacato, una più particolare e serrata attenzione sulle questioni che possono fuorviare la Riforma della polizia municipale e locale e trarre in inganno Colleghi e Comunità locali.
Con l’occasione distinti saluti.
Antonio
D’Amato
E-mail [email protected]

Segreteria Generale
Carissimo Antonio,
ho apprezzato moltissimo la chiarezza delle Tue idee, e concordo pienamente sull’analisi svolta. Credo ormai i tempi siano maturi per avviare un reale movimento sindacale, uso le Tue parole, che possa sventare l’AZZERAMENTO della polizia locale e dei suoi 60.000 lavoratori. La nuova dirigenza SULPM è interessata affinché questo avvenga. Ciò, di fatto, lo abbiamo prodotto tra uno scontro e l’altro con il drago a cinque teste ( per usare un eufemismo – naturalmente ), che di fatto dell’unità sindacale non ne voleva assolutamente sapere.
Le risposte ed i segnali ricevuti ci fanno ben sperare, e pertanto siamo certi che l’interesse per la categoria, e la ragione, prevalgano su vecchie logiche. Va, comunque chiarito che la maggior parte dei sindacati autonomi, per quanto concerne le rivendicazioni relative alla riforma, da tempo parlano la nostra stessa lingua.
Discorso a parte merita il rapporto e l’evoluzione di questo, con le confederazioni CGIL CISL UIL, ove comunque, riteniamo debba necessariamente aprirsi un dialogo, finalizzato anche alla verifica delle loro posizioni attuali che, seppur mutate in meglio, vanno ridefinite al fine di realizzare quel movimento anche da Te auspicato. La giusta protesta, peraltro parallela o in altri casi conseguente a quella del S.U.L.P.M., sollevata dalle stesse ed in particolare dalla CGIL, a proposito della volontà di attribuire alle guardie giurate, da parte del Governo e della Giunta della Regione Lombardia, la qualifica di agenti di pubblica sicurezza, credo possa costituire un punto d’incontro anche per chiarire con le stesse un aspetto importante della riforma, cioè quello relativo alla ricollocazione della polizia locale nell’ambito di una contrattazione di tipo pubblicistico che ricomprenda il necessario inserimento della polizia locale nella legge 121/81, pena la commercializzazione della sicurezza e l’annullamento dei corpi e servizi cui apparteniamo.
Chi come me ha vissuto tutta l’esperienza relativa alla privatizzazione del rapporto di lavoro del pubblico impiego , ricorderà certamente che la legge delega 421/92 , supportata dal parere del Consiglio di Stato, escludeva da questa nuova contrattazione i soggetti che sulla base delle loro funzioni ( non della dipendenza contrattuale ) erano preposti, attraverso l’attività della pubblica amministrazione, ad attuare in via amministrativa le limitazioni che dalla legge sono imposte alla libertà dei singoli nell’interesse superiore della conservazione della sicurezza generale, della pace sociale e di qualunque altro bene tutelato con disposizione penale. Il susseguente Decreto legislativo 29/93, applicativo della delega, aveva escluso le forze di polizia in generale, il successivo decreto legislativo il 546/93, sollecitato da alcuni settori sindacali e politici, eccedendo a modesto parere della dirigenza S.U.L.P.M. nella delega del Parlamento, escluse dalla privatizzazione del rapporto di lavoro solo le forze di polizia ad ordinamento statale, ed avviando per le forze di polizia locale quella sciagurata fase che ben hai descritto, la quale, forse molti vogliono ignorare, ha comportato e sta comportando la posizione di mobilità ( soglia del licenziamento ) per non pochi colleghi del sud Italia. In tal senso, l’inserimento del principio/criterio della produttività, tipico dell’impresa, ha di fatto creato una logica di pericolosa privatizzazione, non solo nel rapporto di lavoro, ma anche di privatizzazione delle funzioni, la quale si manifesta per mezzo dell’indotta subordinazione cui sono sottoposti migliaia di lavoratori di un settore vitale per la democrazia, qual’ è quello della sicurezza e delle libertà personali tutelati, anche, dagli addetti alla polizia locale.
Altro aspetto della riforma che oggi ci vede in posizioni differenziate o contrastanti con le confederazioni CGIL CISL UIL pare essere quello relativo all’inserimento della polizia locale nell’art.16 della legge 121/81. Per conto nostro ci sentiamo di affermare che tale condizione è solo se le Confederazioni accettino la serena interpretazione della norma Costituzionale, la quale, come peraltro ha sicuramente compreso l’On. Marone dei D.S. (proponente apposita PDL in cui la legge 121/81 è esplicitamente all’uopo richiamata), afferma, e quindi riconosce allo Stato la podestà legislativa in materia di ordine pubblico e sicurezza, ed alle regioni competenza legislativa in materia di polizia amministrativa locale. E’ bene chiarire, contrariamente a quanto pensano o credono i rappresentanti, o qualche sprovveduto bypartisan che la polizia amministrativa comprende tutta l’attività di polizia, compreso ordine pubblico e sicurezza. Quindi anche in tema di devolution (il termine di polizia locale, senza l’ aggettivo”qualificativo” amministrativo a noi sembra del tutto riduttivo e asservente ad insani scopi di privatizzazione della sicurezza locale). In quest’ottica ha agito il legislatore, quando con la legge Costituzionale n.3/02 ha affermato che la competenza legislativa per l’ordine pubblico e la sicurezza resta allo Stato, come è, peraltro da sempre fissato, sotto intendendo che i trasferimenti di funzioni di polizia amministrativa sono avvenuti già con il DPR 616/77 e con il recente decreto legislativo 112/98 che all’art. 160, per tornare all’inserimento della polizia locale nella 121, che al comma due recita: “ l’ordinamento dell’amministrazione della pubblica sicurezza resta disciplinato dalla legge 121/81, che individua, ai fini della tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica, le forze di polizia”, della Repubblica che è costituita pariteticamente, vista l’avvenuta riforma costituzionale, dallo Stato, Regioni, Province, Comuni, aree metropolitane. Credo comunque che la maturità degli uomini si misuri anche ammettendo i propri errori, poiché è a causa di questi che i nostri lavoratori pagano giornalmente i guasti prodotti. Confidando pertanto nella maturità di tutti Ti saluto contando sin da ora su un Tuo continuativo impegno.
Fraternamente.
Claudio
Mascella
Segretario generale