Segreteria Nazionale D/ta
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                                                                                                                    Alla Redazione di Striscià
                                                                                              c.a.          del    Direttore  dr  A.  Ricci

Oggetto: uso del casco – prevenzione – organizzazione - educazione civica.

                Egregio dr Ricci, con riferimento al servizio mandato in onda nella giornata di pasquetta, relativo al mancato uso del casco nella Città di Torre del Grego, Le inoltro la presente, quale componente la Segreteria generale del Sindacato Unitario Lavoratori Polizia Municipale, con l’auspicio di ottenere un controbilanciamento informativo che valga a rendere giustizia alla civiltà e alla cultura che tutti noi, nel bene e nel male, esprimiamo quali appartenenti al Popolo italiano.

                L’attività, non solo giornalistica, resa dalla trasmissione da Ella diretta rischia, in mancanza di una concreta campagna d’informazione, di divenire mera persecuzione a danno di quei vigili urbani, ovvero poliziotti municipali che, quotidianamente, debbono svolgere la propria opera in quelle strade “di confine” ove il solo metodo della repressione sanzionatoria va dimostrandosi sempre più inadatto a sanare piaghe d’incultura che fondano le proprie radici in specifiche condizioni, già illustrateLe in altri scritti.  Per quanto, accennerò solo brevemente al fatto che:

1.      Nella Provincia di Napoli vengono elevati, mediamente, più di 500.000 multe l’anno per il mancato uso del casco, con migliaia e migliaia di sequestri amministrativi e penali dei motoveicoli;

2.      Torre del Grego, come tutta la provincia di Napoli se non del Meridione, è terra di camorra, ove portare il casco vale ad essere scambiati per killer di bande contrapposte e quindi rischiare d’essere ammazzati;

3.      L’attività repressiva, sebbene affidata a tutti i Corpi di polizia (cosa forse sconosciuta ai Suoi collaboratori che guarda caso girano solo dove non operano pattuglie di CC. PolStato G.di F.), viene svolta, quasi totalmente, dalla polizia municipale, e come risulterà ad Ella che è persona intelligente, essa può ottenere un minimo di risultato solo quando viene espletata con mezzi adatti (quando ci sono), cioè non da personale appiedato (come hanno inquadrato i Suoi cameraman), ma bensì da pattuglie motorizzate che alla bisogna possono almeno inseguire coloro che sfuggono e il più delle volte risultano, poiché lo ostentano pure (come Le sarà capitato di vedere in qualche altra trasmissione) collezionisti di centinaia di verbali, e non raramente in possesso di moto rubate e targhe clonate;

4.      Per assurdo, infatti, la mera attività di semplice rilievo del numero di targa/targhino, che sembra essere tra gli obiettivi del servizio in questione, sta comportando innumerevoli nocumenti a tantissimi cittadini onesti, i quali, con regolare cadenza (Verifichi tra i tantissimi proprietari di motoveicoli del Centro Nord), sono raggiunti da verbali e conseguenti sanzioni ove nulla sanno, e dai cui iter risulta difficile e dispendioso uscirne, sia per i malcapitati, sia per le Istituzioni pubbliche cui, ad ogni buon conto, tocca spendere ingenti somme per le dovute indagini con costi elevatissimi a danno dell’intera Collettività

5.      L’azione sanzionatoria e, comunque, repressiva non vale ad eliminare il fenomeno che andrebbe anche moralmente emarginato, magari additando (seppur ciò Le farebbe rischiare qualche “antipatia”) anche l’irresponsabile genitore che consente ai propri figli l’uso del ciclomotore senza casco, quando, addirittura, non li trasporta essendo egli stesso sprovvisto dell’elemento protettivo.

Per quanto, come già segnalatoLe, credo sia giusto affrontare il problema dell’uso del casco in modo complessivo, cioè tentando d’inculcare nella Gente e in chi gestisce le Istituzioni la cultura della prevenzione, dell’organizzazione e della collaborazione, senza lasciare i soli poliziotti municipali a fungere da capro espiatorio, cioè a pagare da soli, anche in termini di dignità e tante volte penali, per le colpe dei tanti che troppo facilmente chiudono gli occhi sulle reali cause che alimentano il degrado non solo materiale della nostra Società

Certo che accoglierà l’appello alla richiesta collaborazione, cercando d’intervenire anche per quanto segnalatoLe, resto a Sua disposizione per ogni ulteriore informazione ed intervento utile alla costruzione di rapporti degni della cultura italiana.

Napoli 21 aprile 2003                                                     
                                                                                                    Antonio Micillo