LA STRAGE DI ROZZANO

Non sono passati venti giorni da quando “il Cavaliere”, On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri, in occasione della chiusura delle Camere, per le ferie estive, augurava, con un sorriso smagliante, buone ferie a tutti gli italiani,  all’insegna del suo buon Governo che garantisce  la pubblica sicurezza ed un comprovato  calo della criminalità, merito ovviamente alla “fantastica” idea, avuta dallo stesso, di istituire il poliziotto ed il carabiniere di quartiere. La strage di Rozzano con i suoi quattro morti, il suo retroterra di devianza e microdelinquenza,  appare come uno spaccato delle realtà dei nostri centri urbani, dove è sempre più difficile vivere, ove il cittadino, adagiandosi a rassegnazione, evita oramai anche la presentazione della  denuncia di atti criminosi subiti avendo  perso oramai fiducia nelle istituzioni. Ed in questa ottica che si giustifica il dichiarato calo  di criminalità annunciato con la solita enfasi dal presidente Berlusconi. A Rozzano, comune dell’hinterland di Milano non è stato istituito il poliziotto o carabiniere di quartiere, che strano! Leggiamo  domenica  24 agosto dal quotidiano “Il giornale” colonna  della “democratica informazione”, che per i 37.000 abitanti vi è una stazione di carabinieri con  14 unità mentre, udite udite, la polizia municipale gode (si fa per dire ) di 45 unità (ecco apparire, quando serve, gli uomini invisibili della Repubblica). Sul quotidiano vi sono anche le dichiarazioni del sindaco diessino Maria Rosa Malinverno che dichiara: “ ci hanno lasciati soli, però mandano i poliziotti a presidiare il centro, lasciando sguarnite le periferie” e aggiunge “ abbiamo portato i vigili a 45 ed istallato telecamere che non funzionano ancora, i vigili hanno paura ad entrare in certe vie, la sera scatta il coprifuoco”.  Ci sembra evidente che il primo cittadino voglia far rilevare  che a Rozzano lo Stato è fortemente assente, presente, una sola pattuglia di militari per turno, l’attività preventiva e repressiva della polizia municipale, anche a mezzo di telecamere risulterebbe più corposa.  E mentre i nostri cari parlamentari sono impegnati, da quasi dieci anni, in un “democratico confronto” a discutere se in una Repubblica democratica e civile i vigili urbani debbono essere dotati di armi o, addirittura di antidemocratici sfollagente, i balordi di ogni sorta trovano le armi,  senza problemi nei loro giri e, quelle armi sparano ed uccidono  innocenti, sparano ed uccidono, a volte poliziotti, carabinieri e  vigili urbani, non ponendosi affatto  il dilemma se, questi ultimi, siano o non siano dei veri poliziotti. Nell’attesa, i nostri eroi, unitamente a sindaci, e politici di ogni tendenza, con grande coscienza democratica, al fine di contenere le emergenze quotidiane, invocano, con assoluta leggerezza la presenza nelle vie, ora addirittura anche in autostrada (ultima trovata del sottosegretario ai LL PP, per meglio applicare il codice della strada), dell’esercito, militarizzando di fatto il territorio, alla faccia della Costituzione e della democrazia, ponendo così  l’Italia tra i paesi latino-americani.  Convinciamoci colleghi quindi del nostro ruolo, di quello che giornalmente rappresentiamo per la gente di Rozzano e del resto d’Italia, tocca a noi ora rompere quel muro di gomma  costruito artatamente, per isolarci ed utilizzarci  come capro espiatorio di affaristiche politiche locali (ecco perché i sindaci non vogliono mollarci). Questo muro di gomma,   sorretto anche dalla stampa nazionale e locale, poco libera e poco incline alle verità, ( ce lo contestano anche gli americani questo difetto) stampa che ci pone in un continuo stato di isolamento, che  rende difficile il nostro lavoro sindacale oscurando le nostre idee non ritenute  in linea con i sindacati confederali o con la nostra classe politica e, con questo atteggiamento antidemocratico  sperano di   isolarci dalla gente per presentarci, quando occorre, quali  gendarmi di pinocchio”. Può comunque questa strage, nel rispetto che è dovuto alle vittime, soprattutto quelle innocenti, aiutare a confrontarci  seriamente tra di noi  per un problema che non possiamo più sottovalutare? E convincerci della importanza che riveste la polizia locale, nell’ambito del sistema di sicurezza, fatto  anche di leggi poco chiare che ci riguardano, per sconfiggere una volta per tutte l’incertezza che è in noi, che unita a questa classe politica, agli organi di stampa e a quant’altro, ostacola fortemente l’affermazione della categoria nelle giuste rivendicazioni in atto. Uniti si vince!

Taranto 25 agosto 2003

                                                                             Il segretario generale aggiunto
                                                                                       Michele Lupo