Dalmine, mezzogiorno di fuoco

Sparatoria con i vigili dopo l'assalto in banca: ostaggio ferito, bandito gravissimo Un rapinatore si arrende, caccia al terzo uomo in fuga. Bergamasca la banda
Il luogo della sparatoria, in via Buttaro a Dalmine: in primo piano indumenti, carte e macchie di sangue del rapinatore ferito (foto Bedolis)
Una sparatoria, ieri a mezzogiorno, ha fatto sprofondare Dalmine nel terrore. Tre banditi, che avevano appena rapinato la Banca Popolare di Bergamo di via Buttaro, usciti dalla filiale si sono trovati di fronte due vigili urbani. Uno dei malviventi ha esploso colpi di pistola contro gli agenti, che hanno risposto al fuoco. Nella sparatoria la peggio è toccata al bandito, centrato da cinque pallottole all'addome e alle gambe. Portato all'ospedale in condizioni disperate, è stato sottoposto ad un delicato intervento e la sua prognosi è riservata.
Per garantirsi la fuga, i tre rapinatori avevano preso anche un ostaggio, un cliente della banca che si è divincolato poco prima che iniziasse la sparatoria, ma che è stato colpito ad una gamba da un proiettile. Anche lui operato, ma non è grave. Il rapinatore ferito è in stato di arresto, così come un complice che si è arreso. Il terzo invece è scappato. Tutti e tre sono bergamaschi.
Vigili rispondono al fuoco: bandito gravissimo
Dalmine, bancaria avverte la polizia locale: rapina alla Popolare. E a mezzogiorno si scatena l'inferno Un secondo malvivente si arrende, un terzo è ricercato. Cliente di Sforzatica colpito a una gamba
Gli abiti di Giuseppe Curnis, il bandito ferito all'esterno della banca (fotosevizio di Beppe Bedolis)
DALMINE Non se l'aspettavano. Non credevano che uscendo dalla banca qualcuno potesse tentare di fermarli. Loro che con le pistole, fino ad un attimo prima, avevano seminato il terrore all'interno della filiale di via Buttaro della Banca Popolare di Bergamo, in pieno centro di Dalmine. Per farla franca, uscendo, si erano persino presi un cliente come ostaggio, da usare come scudo umano per lasciare la banca senza problemi. Invece ad attenderli, quando la «bussola» della filiale si è spalancata verso il cortile, i due rapinatori – Giuseppe Curnis, 40 anni di Nese, e Fabio Finotto, 41 anni di Bergamo –, hanno trovato due vigili urbani di Dalmine: Secondo Vezzoli ed Eugenio Gualandris. «Arrendetevi, siete circondati», si sentono urlare i banditi. Giuseppe Curnis, pur di scamparla, non ci pensa due volte e svuota il tamburo della sua «trentotto» mirando alle divise azzurro chiaro degli agenti. I due vigili, sotto il tiro del bandito, non possono far altro che rispondere al fuoco: numerosi colpi di pistola semiautomatica calibro 9. Proiettili ovunque: sulla porta della banca, sui vetri, sulle colonne. E su Giuseppe Curnis. Cinque pallottole lo centrano in pieno all'addome e alle gambe e il bandito si accascia al suolo in un lago di sangue: è in condizioni disperate. Il complice Finotto non può far altro che gettare l'arma (una semiautomatica giocattolo camuffata da pistola vera) e arrendersi. Con loro c'era un terzo complice, disarmato: di corsa è riuscito a fuggire e qualcuno lo ha visto allontanarsi su una Volkswagen New Beatle viola. Nella sparatoria un proiettile impazzito si conficca nella coscia dell'ostaggio che i banditi avevano portato fuori con loro dalla banca: Giuseppe Poli, 63 anni, pensionato di Dalmine, si era divincolato e stava scappando. Era già a dieci metri quando ha sentito una fitta lancinante alla gamba e il sangue inondargli i pantaloni. Illesi i vigili coinvolti nella sparatoria. Sul posto decine di abitanti, altri vigili, cinque auto dei carabinieri, tre ambulanze. A Dalmine, questo è certo, nessuno dimenticherà mai questo mezzogiorno di fuoco.
LA CRONACA Un tranquillo lunedì mattina. Mancano pochi minuti alle 12. La Banca Popolare di Bergamo di via Buttaro è aperta, piena di impiegati e di clienti. Siamo in centro a Dalmine, vicino al Comune, vicino alle Poste, vicino ai negozi, all'Università. Tre persone varcano la «bussola» della filiale, ma non sono clienti. Si mettono il passamontagna, due sfoderano le pistole mentre il terzo resta all'entrata a far da palo. Riferirà poi un'impiegata: «Ci hanno puntato contro le armi e hanno detto: "State tranquilli, dateci tutti i soldi e durerà poco". Poi sono passati dalla nostra parte e hanno svuotato le casse». Una rapina come tante altre e bottino ricco: 29 mila euro. «Andiamo andiamo, muovetevi», dice un rapinatore agli altri due. «Aspetta – risponde l'altro – prendiamo quello lì così usciamo tranquilli». Il bandito indica Giuseppe Poli, 63 anni, pensionato di Sforzatica, ex dipendente all'ufficio contabilità della Dalmine. È in banca come cliente, per effettuare operazioni. «Alzati», gli intimano puntandogli la pistola alla testa e trascinandolo verso l'uscita. Lui obbedisce. Nel frattempo però un'impiegata della Popolare, dal retro, dà l'allarme: telefona alla polizia locale, il cui comando è a cento metri in linea d'aria. Una pattuglia è già nei paraggi. E uno dei due agenti, Secondo Vezzoli, ha la mira buona: presidente del tiro a segno di Ponte San Pietro, ha vinto numerose gare di specialità. Con lui, in perlustrazione, l'agente Eugenio Gualandris. I due si appostano fuori dalla banca e aspettano. Escono in quattro: i tre banditi e l'ostaggio. Poi scoppia l'inferno: «Arrendetevi, siete circondati», gridano i vigili. Il bandito Giuseppe Curnis spara con la trentotto a tamburo, poi cade sotto il tiro incrociato di Vezzoli e Gualandris. Fabio Finotto getta la pistola (la sua era finta) e si arrende. Il terzo bandito (quello che dentro faceva il palo) riesce a saltare in macchina e dileguarsi. Giuseppe Poli, l'ostaggio, si divincola e scappa: percorre solo dieci metri quando viene raggiunto alla coscia da un proiettile vagante. Si rifugia in un negozio di eliografia accanto alla banca, dove beve un po' d'acqua e attende l'ambulanza.
I SOCCORSI Sul posto intervengono tre ambulanze del 118: una per Giuseppe Curnis, a terra con cinque pallottole in corpo e in un lago di sangue. Viene portato alle Cliniche Gavazzeni dove è sottoposto a un delicato intervento chirurgico di oltre sei ore. La prognosi è riservata, le condizioni gravissime. La seconda ambulanza è per Giuseppe Poli, il pensionato usato come ostaggio: viene portato al policlinico «San Marco» di Zingonia e operato per l'estrazione del proiettile dalla coscia. In serata viene dimesso: otto giorni di prognosi e uno spavento che non si dimenticherà. La terza ambulanza è per un anziano che passava di lì al momento della sparatoria: ha avuto un malore per la paura.
CACCIA AL TERZO UOMO Giuseppe Curnis è piantonato ventiquattro ore su ventiquattro alle Cliniche Gavazzeni, dove lotta per sopravvivere. È in stato d'arresto esattamente come il complice Fabio Finotto (nel carcere di via Gleno, oggi potrebbe già essere interrogato, assistito dal difensore Roberto Bruni): per loro i capi d'accusa sono rapina, tentato omicidio, sequestro di persona e porto d'arma abusivo. Entrambi hanno alle spalle diversi guai con la giustizia. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Manuela Cantù, sono affidate ai carabinieri. Sul luogo della sparatoria sono immediatamente intervenuti i militari della stazione di Dalmine, quelli della compagnia di Treviglio sotto il comando del tenente Roberto Spinola, e i carabinieri del reparto operativo di Bergamo agli ordini del capitano Amleto Comincini. I rilievi della scena sono durati oltre tre ore: sono stati rinvenuti quattordici bossoli d'arma da fuoco esplosi dai vigili e sei sparati da Giuseppe Curnis. Sotto sequestro le armi dei banditi: insieme ai bossoli, saranno probabilmente inviate al Ris di Parma per le analisi. I carabinieri effettueranno anche perizie balistiche per capire quali pallottole abbiano centrato il rapinatore ferito e l'ostaggio.
Subito dopo il fatto i carabinieri hanno istituito decine di posti di blocco – senza esito – per intercettare la Volkswagen usata dal terzo uomo per la fuga. Il malvivente si era allontanato verso Lallio facendo perdere le tracce. È quasi certo che con lui ci fosse almeno un quarto uomo, che non ha partecipato alla rapina ma aspettava i complici in auto o addirittura in una seconda vettura di appoggio. Attorno a loro, in queste ore, il cerchio si stringe sempre più.
Vittorio Attanà
Rapina con sparatoria a Dalmine
L'auto della fuga trovata in città
È ancora in pericolo di vita, ricoverato alle cliniche Gavazzeni, Giuseppe Curnis, il bandito di 40 anni di Nese che lunedì è rimasto gravemente ferito nella sparatoria avvenuta a Dalmine dopo la rapina in banca che l'uomo ha messo in atto con altri due complici. La rapina è avvenuta alla Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino dove i banditi hanno preso in ostaggio un cliente, Giuseppe Poli, pensionato di Dalmine, per coprirsi la fuga. Sentendosi circondati, i malviventi hanno aperto il fuoco contro la Polizia municipale di Dalmine, dando vita ad una vera e propria sparatoria con quattordici colpi partiti dalle pistole dei tre rapinatori e degli agenti. Curnis e Poli sono rimasti feriti, mentre un altro malvivente, Fabio Finotto, 41 anni di Bergamo, si è arreso. Il terzo delinquente, che faceva da palo all'esterno della banca, è invece riuscito a fuggire.
La tentata rapina si è verificata lunedì mattina poco prima delle 12: due banditi sono entrati nella Banca Popolare di Bergamo-Credito Varesino di viale Buttaro e, armati di pistola, hanno minacciato gli impiegati allo sportello di consegnare tutto il denaro. Mentre i rapinatori stavano arraffando il denaro, un'impiegata della banca ha dato l'allarme dal retro dell'istituto. Proprio mentre i banditi stavano uscendo dall'istituto di credito gli agenti della polizia locale erano già in viale Buttaro ad attenderli: da qui la decisione dei rapinatori di prendere in ostaggio il pensionato, da utilizzare come scudo per coprirsi la fuga. I malviventi hanno esploso alcuni colpi di pistola e i poliziotti hanno dovuto rispondere al fuoco: Giuseppe Poli è stato colpito a una coscia da un proiettile, mentre Curnis è stramazzato a terra, ferito gravemente all'addome. Fabio Finotto si è arreso, mentre il terzo - il palo della banda - era già fuggito ed ora è ancora ricercato dalla polizia. Alle 23 di ieri gli agenti hanno ritrovato in via Pirandello a Bergamo l'auto utilizzata per la fuga: si tratta di una Volkswagen New Beatle viola, immatricolata nel 2000 e risultata rubata a Brescia. L'auto è stata notata da una pattuglia dei carabinieri del nucleo radiomobile della compagnia di Bergamo che, per tutta la giornata di ieri, hanno passato al setaccio la zona attorno a Lallio, dove lunedì la vettura era stata vista per l'ultima volta. Il terzo malvivente l'ha abbandonata in via Pirandello, una strada a fondo chiuso nascosta dai palazzi, regolarmente parcheggiata accanto ad altre auto. È probabile che in quel punto la banda avesse lasciato un'altra auto per proseguire la fuga. La macchina è stata posta sotto sequestro. I carabinieri la perquisiranno per cercare tracce utili all'identificazione del bandito scampato alle manette.

(25/08/2004)