MA QUALE DEVOLUTION !!!

 
Il Ministro leghista Calderoni è riuscito, mettendocela davvero tutta, a portarsi a casa la Devolution. Tra insulti, risse ed esilaranti prese di
posizioni, sostenute anche dall'opposizione, la camerata ha votato un testo definitivo, almeno si spera,  relativo alla grande riforma costituzionale.
A riprova che l'ostacolo forte era quello da noi anni indietro individuato, il dibattito si è fortemente incentrato sul potere legislativo delle Regioni
in materia di polizia locale. La ignorante vocazione demolitoria dell'opposizione verso questa delicatissima branca della Costituzione è stata  costretta
in un angolo allorquando da qualche scranno parlamentare qualcuno ha ricordato agli statalisti di sinistra che quella polizia amministrativa regionale
e locale, all'atto in votazione, era già operante giacché sancita da una legge dello Stato, e precisamente dal  titolo V capo 1 del decreto legislativo
112/98  attuativo della legge n.59/97 (leggasi legge Bassanini).

Da decenni andavamo spiegando, anche agli ottusi neofederalisti, che l'impianto costituzionale approvato nel 1948 (Titolo V art. 117) già consentiva un' evoluzione delle polizie locali nel senso oggi divenuto materia di sbranamento parlamentare; si ricordi, infatti, che le regioni avevano potere legislativo in materia di polizia urbana, rurale e locale, ragion per cui la modifica voluta dalla Lega Nord non inficia l'impianto originario giacché se era valido per i Padri della Costituzione non si vede perché non lo debba essere per i nipoti.


A scanso di ulteriori imbarazzanti prese di posizione da parte di qualche neocentrista e degli statalisti sinistrati, andrebbe compreso che stante
l'individuato nuovo assetto del Titolo V non varia  il rapporto, tanto meno la portata operativa, tra "polizia locale e polizia amministrativa", giacché
l'ordine e la sicurezza pubblica restano, nonostante tutto, di esclusiva competenza legislativa statale. Dalla lettura dell'articolo 160 del citato
D.Lgs 112/98, infatti si evince, che  pur riconoscendo l'attività legislativa alle Regioni in materia di polizia amministrativa regionale e locale, la
legge di riferimento indica che a garantire l'ordine e la sicurezza pubblica debbano essere esclusivamente le forze di polizia individuate dall'articolo
16 della legge 121/81, escludendo, pertanto, tassativamente la polizia locale costituita in forza della Legge  65/86 anche se quest'ultima ex art.3 prevede che le polizie municipali e locali possono essere chiamate a collaborare con le forze di polizia dello Stato, talché è mantenuto un ibrido ed anticostituzionale insabbiamento di dette polizie laddove ai componenti delle stesse non è, ancora oggi, riconosciuto il rilevante ruolo apportato al mantenimento della sicurezza sul territorio nazionale.


Noi indichiamo che tutto ciò costituisca atto anticostituzionale giacché la Legge Madre postula che a parità di prestazioni debba esserci parità
di trattamento, ed in tal senso riteniamo che il meno attento dei parlamentari debba solo sbiancare se solo gli venisse di porre a confronto l'operatività svolta, in tema di sicurezza ed ordine pubblico,  dalle polizie individuate dalla 65/86, con quella intrinsecamente concretata dalla polizia forestale e penitenziaria, peraltro incardinate nell'art.16 della legge 121/81 secondando il loro speciale ordinamento, la qual cosa caratterizza parimenti le polizie locali giacché la richiamata 65/86 altro non è che lo speciale ordinamento delle polizie municipali e provinciali, ossia locali. 
Come dire: tanto rumore per niente! Abbiamo, e non ci stancheremo mai di ripeterlo (l'abbiamo fatto anche di recente appellandoci al Capo dello Stato quando ha esternato sulla inopportunità di moltiplicare le polizie locali,  chiedendogli solo la dovuta costituzionale difesa dei 55.000 poliziotti
municipali e provinciali giacché loro malgrado sono stati individuati quali carne di sbranamento parlamentare), sempre sostenuto che la vera devolution, almeno per quanto ci riguarda senza scomodare la nostra Costituzione, è rappresentata, ora più che mai, dal semplicissimo, inserimento della polizia locale nella legge 121/81 (come detto intrinsecamente richiesta al Presidente Ciampi), con la conseguente equiparazione contrattuale e previdenziale già mantenuta dai componenti le forze di polizia ad ordinamento statale. In tema di corresponsabilizzazione e non già di prevaricazione delle Istituzioni locali su quelle statali, da anni indichiamo che si debba  attribuire agli enti locali l'obbligatoria compartecipazione al mantenimento dei livelli di vivibilità nei centri urbani, in linea, quindi, anche l'obbligatoria  costituzione e consorziazione dei corpi di polizia locale che garantirebbe
un servizio più efficace e qualificato. 

Dobbiamo, pertanto, ritenere che questa Maggioranza è peggiore della precedente che  annunciava (negli ultimi
mesi del suo mandato) una legge di riforma della 65/86 che sarebbe risultata rivoluzionaria giacché avrebbe attribuito solo ai corpi di polizia locale
la tutela, in via esclusiva, della polizia amministrativa, con parallelo affido della cura (distinguo da anni rivendicato dal SULPM) dei reati non
associativi, mentre quelli associativi, del terrorismo, inter regionali ed internazionali restavano alle polizie statali.

Consentendo, peraltro, alla CGIL di scimmiottare il SULPM giacché solo oggi afferma l'indiscutibile negatività delle condizioni lavorative e professionali degli appartenenti alle polizia locali, assumendo, in clima d'elezioni delle R.S.U. che le promesse elettorali del Governo resteranno tali! Dobbiamo altrettanto chiederci che tutto questo  inutile frastuono è stato sollevato solo per mascherare, con tanta arte della politica nostrana, una tremenda sconfitta della Lega Nord che oggi grida alla grande vittoria! Ma chi ci crede? Non ci credono neppure i leghisti DOC, che in seno al partito hanno sollevato un mare di giuste polemiche. A questi ultimi, e a tutti coloro che nell'ambito parlamentare realmente credono in un federalismo reale ci rivolgiamo affinché, senza indugi,  si costringa il Governo ad adottare quei provvedimenti che il SULPM ha posto quale condizione assoluta per un reale coinvolgimento della polizia locale a tutela della sicurezza dei cittadini.

Il momento è estremamente particolare, ecco perché noi del SULPM nei prossimi incontri, già in programma, con i rappresentanti del Governo, saremo determinanti e chiari, anche nel richiedere la previsione di spesa per i provvedimenti rivendicati, ossia dei fondi in bilancio che ci consentirebbero di affrontare una tornata contrattuale che si preannuncia difficile in particolare per tutti i dipendenti degli EE.LL sui quali non vogliamo più pesare giacché abbiamo diritto ad avere un contratto separato ed essere incardinati nel Comparto Sicurezza.


E' di questi giorni l'espressa volontà di sciogliere la polizia provinciale di Taranto; l'Ente Provincia tarantino ha, infatti, comunicato che i poliziotti
provinciali non occorrono all'Istituzione; visto il clima e l'ignoranza non ci straniremo se qualche altra Provincia o Comune si determinasse in
tal senso.

A noi del SULPM spetta difendere con ogni mezzo i Lavoratori delle polizie municipali e provinciali e lo faremo sino allo spegnimento
dell'ultima risorsa, ora tocca anche ai Colleghi tutti comprendere che è giunto il momento di prendere a pedate coloro che per troppi anni, nella nostra categoria, hanno inteso solo governare tessere ed interessi politici, facendo si che 55.000 Lavoratori fossero ridotti a carne da macello, oggi ridotta ancor più a brandelli da quei soggetti che s'annidano nelle aule parlamentari e nelle sedi dei centri di potere, rendendo di difficile realizzazione il compimento della Democrazia e il rispetto dei poliziotti locali.
 

LA SEGRETERIA GENERALE