
Sede istituzionale:
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Recapito Postale:
Corso
Torino 2 – GENOVA
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Casella Postale 163 – 16035 RAPALLO (GE)
Web
page : www.sulpm.info/sulpm/liguria
|
email : [email protected]
Genova, 15/01/200
Carissimi colleghi ed amici,
con la presente desidero presentarvi un progetto di
assistenza e soccorso diretto alle popolazioni colpite dal maremoto nel
sud-est asiatico che le Segreterie Regionali della Liguria e del Piemonte hanno
concordato sostenere.
Il progetto, promosso e sviluppato dalla
Croce Bianca Rapallese, prevede la presenza di operatori sanitari volontari
(medici, paramedici ed esperti di soccorso) presso la missione dei Padri
Salesiani di Negombo (Sri Lanka), ove sono ospitate alcune centinaia di bambini
rimasti "soli" dopo l'immane tragedia.
Vi chiedo, dopo aver attentamente valutato
la serietà del progetto che allego alla presente, di voler sostenere con un
contributo economico la missione cui, se mi sarà concesso, parteciperò
direttamente rappresentando, tra l'altro, la Polizia Locale che, come
sempre, auspico parteciperà con grande generosità.
Il nostro stimato iscritto e
collaboratore prezioso Ezio BASSANI, Comandante della P.M. di
Serravalle Scrivia, mi ha già assicurato che farà il possibile per
recapitare a quei bambini sfortunati, attraverso il progetto
predisposto dalla Croce Bianca Rapallese, un consistente numero di
giocattoli offerti da imprese del basso piemonte; quei bambini hanno
bisogno di cure, ma per loro è importante anche e soprattutto il gioco che li
aiuti a dimenticare quei terribili momenti vissuti!
Ringrazio anticipatamente il nostro amico
Ezio e quanti, come lui, vorranno aderire offrendo un contributo
economico per la realizzazione della missione.
Invito pertanto tutti gli appartenenti
alla categoria, se interessati a questo lodevole progetto, ad attivare una
raccolta fondi all'interno dei Comandi di appartenenza e delle rispettive
famiglie.
La
somma di denaro raccolta da questa O.S. e dalla Polizia Locale
sarà
interamente devoluta alla Croce Bianca Rapallese per la missione
l’importo verrà pubblicato sul sito www.sulpm.net
UN GRAZIE DI CUORE
PER LE SEGRETERIE SULPM LIGURIA E SULPM PIEMONTE
Luca PAPINI - SEGRETARIO REGIONALE SULPM LIGURIA
Per chiarimenti ed informazioni chiamare il numero di telefonia mobile: 3357741711
P.A. CROCE BIANCA RAPALLESE
Ente Morale

Emergenza
Sud-Est Asiatico
26
dicembre 2004
Progetto
Aiuti alla Missione Salesiana
Negombo – Sri Lanka
in collaborazione con

Indice
Profilo storico e presentazione dell’Ente pag. 3
Lo
Tsunami del 26 dicembre 2004
pag.
7
I
padri Salesiani chiedono aiuto: lettera di padre Antony Pinto
pag. 20
Progetto
emergenza Maremoto sud-est Asiatico
pag.
28
Informazioni
generali sullo Sri Lanka
pag. 33
Individuazione
e selezione del personale per la missione
pag. 43
Analisi
situazione epidemiologica e profilassi
pag. 48
Analisi
delle necessità e valutazione costi per l’attuazione del progetto
pag. 53
Richieste
di patrocinio e finanziamenti
pag. 56

P.A. CROCE BIANCA RAPALLESE
Ente
Morale
Fondata
il 1 luglio 1907
Profilo storico e presentazione dell’Ente
Il 1° Luglio 1907 nasce a Rapallo per opera di alcuni notabili e semplici cittadini una società di pronto soccorso, una pubblica assistenza, che aveva il preciso compito, cosi come si legge nello Statuto Sociale, “di recare soccorso in tutte le pubbliche calamità e nei privati infortuni, di provvedere all'assistenza e al trasporto degli infermi e di compiere gratuitamente tutte le opere atte a sollevare l'infermo, l'infortunato ed il sofferente senza distinzioni di classi sociali, di religioni e di partito”
Lo spirito dell' Ente si riassume nel motto latino voluto dai Militi Benemeriti "Ubi necessitas adsum" il cui significato, siamo presenti ove c'è bisogno, viene subito testimoniato in occasione del terremoto di Reggio Calabria e Messina del 1908 ottenendo per l'intervento una menzione di onore dal Regio Governo.
Durante la Prima Guerra Mondiale la Croce Bianca Rapallese si distinse per i soccorsi ai feriti e col trascorrere degli anni si è fatta diligente in tutte le calamità che, in particolare, hanno colpito Rapallo; tra queste una delle più drammatiche, l'eccezionale inondazione provocata dai torrenti che confluiscono su Rapallo nel 1915.
Nel 1923 i militi della Croce Bianca accorsero in Toscana per mitigare con il loro provvidenziale intervento le conseguenze della tragica esplosione verificatasi in una polveriera della Garfagnana e, nello stesso anno, grazie a una sottoscrizione venne acquistata la prima ambulanza.
Dopo il doloroso e drammatico passaggio della II guerra mondiale è significativo ricordare la partecipazione dell’Ente ai soccorsi in occasione del disastro del Vayont nell’ottobre del 1963, per la quale il Sodalizio venne insignito di Attestato di Pubblica Benemerenza per merito civile dal Ministro degli Interni.
Ancora va ricordato l’intervento dei Militi durante l’alluvione del 1966 che colpì gravemente la località di Piove di Sacco.
Il 30 novembre 1980 la Croce Bianca si impegna attivamente all’opera di soccorso ai terremotati dell’Irpinia, con l’invio di materiale e di mezzi.
Il 12 marzo 1991 i militi della Croce Bianca partono alla volta di Brindisi, partecipando ai soccorsi dei profughi Albanesi.
Nel 1992 i militi della Croce Bianca consegnano generi di prima necessità nella città Croata di Abbazia.
Nei giorni 12 e 13 novembre 1994 la Croce Bianca accorre nell’Alessandrino per partecipare, con 44 militi, 3 ambulanze, 4 camion, 1 jeep, alle opere di soccorso e alla rimozione dei detriti a seguito dell’alluvione che aveva messo in ginocchio il Piemonte.
Nel 1995 in collaborazione con “Time for Peace” la Croce Bianca partecipa alle opere di soccorso in territorio Bosniaco, nella città di Mostar, trasportando con il proprio Centro di Rianimazione Mobile una bambina musulmana operata di cuore all’Ospedale Gaslini di Genova.
Nel 1997 l’Ente si prodiga nei soccorsi nella città di Foligno in occasione del terremoto che colpì le regioni dell’Umbria e delle Marche e mantiene, insieme con molte consorelle della Liguria, un presidio attivo per oltre sei mesi coordinato dalla locale Croce Bianca.
Nel 2000 il sodalizio viene attivato per una serie di eventi alluvionali in Val d’Ossola, con intervento che coinvolse per oltre sei mesi i Militi dell’Ente, e nel Comune di Trasquera, portando medicinali e mantenendo in loco un servizio infermieristico attivo per alcuni giorni.
Per gli interventi del 1997 e del 2000 l’Ente ha conseguito 2 medaglie di Benemerenza concesse dal Ministero degli Interni Dipartimento della Protezione Civile.
Occorre ancora ricordare la partecipazione dell’Ente al progetto della P.C. “Arcobaleno” con l’invio di un Punto Medico Avanzato Pediatrico in Bosnia.
A seguito degli interventi sopra menzionati l’Ente ha conseguito i seguenti riconoscimenti:
1908 Terremoto Calabria e Sicilia Menzione Onorevole del Regio Governo
1915 Inondazione Città di Rapallo Encomio
1963 Disastro del Vajont Pubblica Benemerenza al Merito Civile
1966 Aiuti alle popolazioni alluvionate di Piove di Sacco Encomio
1976 Terremoto del Friuli Encomio
1980 Terremoto del Irpinia Encomio
1992 Aiuti alla Città Croata di Apatia “Abbazia” Encomio
1994 Evacuazione Ospedale di Alessandria Medaglia
1995 Intervento umanitario per il trasporto di minore
dalla Città di Mostar in Bosnia all’ Osp.Gaslini Encomio
1997 Terremoto Umbria Marche Medaglia di Protezione Civile
2000 Eventi alluvionali 2000 Medaglia di Protezione Civile
La Croce Bianca Rapallese fu eretta in Ente Morale con Decreto del Presidente della Repubblica il 26 settembre 1967 ed è iscritta al Registro Regionale del Volontariato dal 1996.
L’Ente svolge oggi la propria attività grazie all’impegno di circa 170 volontari, ha nel suo organico 7 dipendenti e può contare, grazie all’attivazione di specifici progetti, su 4 giovani che svolgono Servizio Civile.
Le attività dell’Ente riguardano prevalentemente il settore sanitario con circa 3000 servizi di emergenza, ai quali vanno aggiunti 11.000 servizi di trasporto sanitario di tipo ordinario, percorrendo circa 400.000 km l’anno.
L’Ente mette a disposizione della A.S.L. 4 Chiavarese uomini e mezzi per il servizio di Automedica e di Guardia Medica di emergenza coordinata dal 118 Tigullio Soccorso.
Il Sodalizio è dotato di un ambulatorio medico infermieristico; svolge inoltre attività di Soccorso a Mare con Barca Ambulanza coordinata dalla Capitaneria di Porto.
Negli ultimi anni l’Ente ha provveduto a qualificare i propri militi formandoli con corsi di B.L.S. - B.L.S.D – corsi in psicologia dell’emergenza nei contesti di urgenza sviluppando un percorso formativo articolato in lezioni a cadenza mensile con approfondimenti teorici ed esercitazioni pratiche, tutto ciò a garanzia della serietà professionale del proprio personale sia volontario che dipendente.
Lo Tsunami del 26 dicembre 2004

Per
gentile concessione USGS
(United States Geological Survey)
La foto mostra l’espandersi dello Tsunami prodotto dal terremoto del 26.12.04 che ha fatto registrare una magnitudo pari a 8.9.
Il sisma è avvenuto alle ore 7:58 ora locale della zona epicentrale che corrispondono alle 00:58 (tempo universale).
La zona dell’epicentro si trova in mare ad ovest della costa nord dell’Isola di Sumatra.
Le distanze principali dall’epicentro sono:
255 km SSE of Banda Aceh, Sumatra, Indonesia
315
km O of Medan, Sumatra, Indonesia
1.260 km
SSO of BANGKOK, Tailandia
1.590 km NO of JAKARTA, Java, Indonesia
Cause e difficoltà
La spaventosa forza dello Tsunami che ha spazzato le coste dei paesi che si affacciano sul golfo del Bengala ed oltre è stata causata da un terremoto di Magnitudo 9.0, uno dei più forti della storia degli ultimi cento anni. L’epicentro, è posizionato in un’ area posta alla convergenza tra le due grandi placche Indiana ed Australiana (geograficamente posizionata al largo della costa settentrionale di Sumatra) che, muovendosi alla velocità di circa 6 centimetri l’anno, si scontrano con le placche asiatiche poste più a nord; la conseguenza di tale scontro porta le due placche ad incunearsi sotto quelle indonesiane (microplacca di Burma e placca di Sonda); questo movimento ha generato una delle più profonde depressioni tettoniche sottomarine: la Fossa di Sonda. Questa Fossa è sede non solo di una delle più intense attività sismiche mondiali ma vi risiedono anche alcuni tra i più pericolosi vulcani attivi come il Toba ed il Tambora o quello più tristemente famoso posto all’estremo Sud di Sumatra, il Kracatoa, che nel 1881 diede luogo ad uno dei più spaventosi cataclismi vulcanici della storia e che con la sua esplosione provocò un maremoto che fece più di 40.000 vittime, cambiando il clima mondiale per alcuni anni. L’attività delle repliche del terremoto del 26 dicembre 2004 si è poi spostata progressivamente verso Nord, attraverso una sequenza di terremoti (M da 5 a 7), seguendo l’asse delle isole Nicobaree e delle Andamane più a settentrione.
Tali repliche proseguono tuttora ma, presumibilmente, non raggiungeranno più livelli di magnitudo tali da provocare altri forti maremoti.
La conformazione variegata delle coste presenti nell’area è uno dei fattori principali che ha portato a disseminare di lutti il Golfo del Bengala con una selezione nei tempi (diversi e frazionati fusi orari) e nei modi che solo a prima vista può sembrare casuale.
Infatti, mentre la totale assenza di notizie, nei primi giorni successivi all’evento, dalla punta settentrionale di Sumatra faceva già prevedere la spaventosa portata del cataclisma in quelle zone poste a poche decine di chilometri dall’area epicentrale in cui l’onda sismica prima e pochi minuti dopo il maremoto hanno prodotto la perdita di gran parte della popolazione ivi residente (si pensi che le coste del golfo del Bengala ed in generale gran parte di quelle del SE asiatico sono tra le più popolose con una densità di più di 120 abitanti per kmq) cambiando la stessa toponomastica delle zone invadendo permanentemente le aree più depresse, dalle coste Tailandesi invece, poste ad alcune centinaia di chilometri a NE, le infauste notizie di morte e distruzione sono invece cominciate subito ad arrivare.
Il maremoto prodottosi alle ore 00:58 UTC orario di Greenwich (ore +6.00 da UTC, circa ore 7.00 locali a Sumatra) ha subito doppiato l’estrema punta settentrionale di Sumatra e, viaggiando alla velocità di 600-700 km/h dirigendosi verso NE (dal momento dell’evento ore +8.00 da UTC, circa ore 09:00 locali di Puket), ha raggiunto, in poco più di un’ora e mezzo, alle 10.30, le coste abitate della Thailandia e le località turistiche frequentate da moltissimi turisti occidentali come Phuket e Phi Phi, dove ha seminato morte e distruzione sulle spiagge, addentrandosi poi per centinaia di metri all’interno.
Questo copione si è ripetuto con le medesime modalità e tempi anche lungo tutti gli arcipelaghi delle Nicobare (amministrativamente sotto l’India), dove ancora a 10 giorni dall’evento non si hanno ancora notizie certe sulle vittime e le distruzioni causate, come del resto anche per le coste Birmane (oggi Stato di Myanmar), forse in entrambi i casi a causa di problemi politici.
Ben due ore dopo, alle 08:30
locali (ore +5,30 da UTC +2 di percorso) l’onda ha colpito prima le coste
dello Sri Lanka, provocando anche qui un’ecatombe tra tutte le popolazioni
costiere, e pochi minuti dopo anche quelle indiane, poco dopo le 08:00 circa ora
locale (ore +5.00 da UTC
+2 di percorso verso W), sempre con medesimi tragici risultati.
Le coste delle Isole Maldive, anch’esse meta di numerosi turisti occidentali e posizionate a più di duemila chilometri ad W dall’epicentro, sono state toccate dall’onda più di 3 ore dopo, alle ore 09:30 circa locali (ore +5,30 da UTC +3 di percorso verso W).
Infine le coste africane (+2-3 da UTC) sono state toccate sempre nelle stesse ore del mattino, considerando le altre diverse migliaia di chilometri percorsi.
E’ a questo punto evidente lo stato di frammentarietà delle prime comunicazioni giunte dalle varie aree colpite, sia a causa della portata catastrofica che ha annichilito la capacità di reazione delle istituzioni locali per diverse ore che per la difficoltà di considerare i tempi locali in cui gli eventi si sono effettivamente succeduti nelle singole nazioni interessate.
Cos'è uno “TSUNAMI”
Una delle cause che può generare uno Tsunami, tra le altre, è il verificarsi di un forte terremoto sottomarino. In corrispondenza della zona di frizione o subduzione delle placche tettoniche, sul fondo dell’oceano, il mare viene spostato violentemente dal basso verso l’alto.
Gli Tsunami sono caratterizzati da sequenze di onde lunghissime, tanto che in mare aperto possono essere appena percepite da una nave in quanto, la distanza tra una cresta d’onda e l’altra è di un centinaio di km.
Questi treni d’onde possono viaggiare per migliaia di km nel mare aperto e la loro velocità dipende dalla profondità dell’acqua.
In un oceano profondo 4000-5000 metri le onde possono viaggiare anche alla velocità di 800 km orari.
Storicamente gli Tsunami hanno interessato gran parte del Globo, concentrandosi principalmente nell’area dell’Oceano Pacifico, che è anche la zona dove si registra la più alta concentrazioni mondiale di eventi sismici. Tale zona è chiama “Cintura di Fuoco”, un’area di scontro e contatto tra diverse placche tettoniche che, movendosi le une rispetto alle altre, generano terremoti ed estesi fenomeni di vulcanismo,all’origine di tutta una serie di arcipelaghi (Giappone, Aleutine…).

Lo Tsunami che ha dato luogo alla tragedia di questi giorni ha avuto origine ad ovest della suddetta “Cintura di Fuoco”, nell’Oceano Indiano, al contatto tra la placca Indiana e quella di Burma.
Come si diceva, le onde di uno Tsunami, al loro nascere, non sono molto alte; si propagano molto velocemente, anche se impercettibilmente, nell’oceano e non rappresentano un pericolo per la navigazione; diventano invece pericolose e devastanti quando raggiungono la terra emersa.

La velocità dell’onda decresce rapidamente man mano che la profondità dell’acqua diminuisce: con una profondità di 20 metri la velocità dell’onda si riduce a circa 50 km orari. Tuttavia, mentre la prima onda rallenta nelle acque basse, la seconda, distante anche un centinaio di km viaggia ancora alla velocità iniziale. Il risultato è che la distanza tra le onde decresce rapidamente, la massa d’acqua spostata si accumula formando onde che si innalzano vertiginosamente. Pochi minuti prima che l’onda si abbatta sulla costa, il suo arrivo provoca una forte risacca che fa indietreggiare il mare anche di decine o centinaia di metri, mettendo allo scoperto una grande striscia di fondo marino.
Questo strano fenomeno, che provoca lo spiaggiamento di pesci e di quant’altro si trova sul fondale, aggiunge pericolo al pericolo, inducendo chi si trova sulla spiaggia ad avvicinarsi alla striscia di terra improvvisamente emersa per osservare più da vicino o raccogliere pesci.
In realtà il ritiro dell’acque marine non è altro che un segnale premonitore della tremenda onda che sta per abbattersi sulla costa!
L’onda dello Tsunami, che nell’oceano era alta solo pochi centimetri, può alzarsi fino a raggiungere in certi casi i 30 metri sul livello della spiaggia; alla prima ne seguono di solito altre, un vero e proprio treno d’onde che sommano la loro forza devastante. Come un grande maglio, le onde distruggono tutto quello che trovano davanti a sé, abbattendo costruzioni di ogni genere e trasportando per centinaia di metri all’interno ogni oggetto, anche estremamente pesante, come automobili, camion, treni, battelli o anche navi di medio tonnellaggio.
L’unica difesa efficace a disposizione della popolazione è la fuga dalla zona costiera, possibilmente verso zone poste ad un livello più elevato, o il riparo nei piani alti di edifici particolarmente solidi eventualmente presenti.
La misura di protezione civile adeguata al pericolo rappresentato dallo Tsunami è l’allertamento della popolazione, nei tempi più rapidi, per consentire la fuga dall’area a rischio. Perché tale misura sia efficace è necessario però che la popolazione sia informata del rischio in questione, sia a conoscenza dei segnali di allarme e sia adeguatamente preparata per reagire in modo efficace. Un buon esempio è dato da quanto realizzato nella zona delle Hawaii.
Tsunami nella storia
L’arcipelago dell’Indonesia è una delle zone geologicamente più attive del pianeta.
La maggior parte dei terremoti ha origine nella Fossa di Giava e molte isole hanno avuto origine con eruzioni vulcaniche.
Terremoti simili a quello del 2004 lungo la stessa zona di subduzione tra Sumatra e le isole Andamane sono avvenuti nel:
· 2000 (M=7.9)
· 1861 (M=8.5)
· 1833 (M=8.7)
· 1797 (M=8.4)
Gli ultimi 3 sembrano aver rotto la porzione a sud di quella che si è rotta durante la scossa principale del 26 dicembre 2004.
In particolare quelli del 1797 e 1833 sembrano accaduti nella stessa area (a distanza di soli 36 anni). Studi paleosismici evidenziano un tempo di ritorno medio di 230 anni per terremoti di questa magnitudo a Sumatra.
L'evento del 2004 è sicuramente epocale come dimensioni, ma non è assolutamente unico nel panorama sismotettonico della regione.
I terremoti storici locali che hanno provocato Tsunami sono:
1. 10/02/1797
Parte centrale della costa W di Sumatra. Il terremoto colpì principalmente l'area +/- 2 gradi NS di Padang.
Padang fu colpita da onde altissime che provocarono almeno 300 vittime.
2. 24/11/1833 Costa meridionale di Sumatra W, con rottura stimata tra 1 grado S e 6 S di latitudine (circa 500 km) quindi paragonabile a quello del 26/12/2004. Grandi onde di Tsunami colpirono la costa sud-occidentale di Sumatra provocando numerose vittime.
3. 05/01/1843 Forte terremoto ad W della parte centrale di Sumatra.
Maremoto devastante da SE colpì le coste dell'isola di Nias, provocando numerose vittime.
4. 16/02/1861 Terremoto devastante lungo le coste W di Sumatra con migliaia di morti.
5. 1883 Esplosione di uno dei tre vulcani che costituiscono l’isola di Krakatoa con maremoto e 36.000 morti.
In epoca recente, sempre in area indonesiana sono avvenuti:
· 1992 Tsunami dell’isola di Flores in Indonesia
L’isola di Flores fa parte delle Piccole isole della Sonda percorsa da una dorsale vulcanica. Essa dista 1.750 km da Giakarta e si trova a nord-est di Timor. Il 12 dicembre un terremoto di magnitudo 7,8 scosse il fondo del mare al largo della costa nord-occidentale di Flores. Il fondale si elevò bruscamente di 120 cm creando il maremoto. Nel complesso lo Tsunami uccise quasi mille persone.
· 1994 Tsunami di Giava
Il 2 giugno del 1994 un terremoto di magnitudo 7,2 scosse la regione della Fossa di Giava nell’Oceano Indiano nord-orientale, a circa 200 km di distanza dalle coste di Giava e Bali e 126 persone persero la vita. Le onde raggiunsero la costa dell’Australia, così come avvenne nel 1883 per l’eruzione del Krakatoa.
· 1998 Papua Nuova Guinea
Il 17 luglio 1998 uno Tsunami seminò morte e distruzione in Papua Nuova Guinea. Un terremoto di magnitudo 7,1 scosse il fondo oceanico all’estremità occidentale del Mare di Bismarck, sulla costa settentrionale dell’isola. Le vittime secondo le stime ufficiali furono 1600.
Modello digitale dell’area di Sumatra con evidenziati i principali terremoti tsunamigenici noti
Catalogo dei terremoti tsunamigenici dell’area indonesiana
(I= intensità del maremoto; Hmax= massima altezza raggiunta dall’onda sulla costa; F= numero di morti stimato)
Il sistema di allertamento alle Hawaii
Dal 1948 è operativo un sistema ufficiale di allertamento in caso di Tsunami - PTWS (Pacific Tsunami Warning System) - ubicato sull’isola di O’ahu.
E’ il centro di una rete di 26 Stati del Pacifico in cui operano 30stazioni tidali. In aggiunta ad esse il PTWS può usufruire anche del supporto di un altro centinaio di stazioni gestite dal National Ocean Service ed è in grado di ricevere, attraverso il National Earthquake Information Center del Colorado, dati da centinaia di stazioni sismiche ubicate in tutto il mondo.
Coordina le attività dei centri di allertamento Tsunami di Alaska, Polinesia, Cile, Giappone e Russia.
Il sistema è in grado di calcolare il tempo di arrivo della prima onda di Tsunami attraverso un modello che, tenendo conto dalla profondità del bacino, calcola la velocità delle onde.
Così quando in un’area dell’Oceano Pacifico si genera un terremoto con magnitudo uguale o superiore a 7 della scala Richter, in meno di mezz’ora il PTWS è in grado di identificare l’esatta localizzazione dell’epicentro e la magnitudo del terremoto.
Parte così l’allertamento Tsunami per tutte quelle aree che potrebbero essere colpite in meno di tre ore.
Poiché il tempo necessario per avere conferma dello Tsunami è più lungo di quello necessario ad effettuare le procedure di evacuazione, quest’ultime vengono immediatamente avviate.
La prima indicazione di un’onda di Tsunami arriva solitamente dalla stazione tidale (preposta alla misura della marea)più vicina al disturbo, quando le onde di marea appaiono più grandi e più rapide di quelle registrate normalmente.
Tuttavia, il segnale di una singola stazione non è sufficiente; se l’anomalia non viene confermata dal PTWS attraverso la registrazione di altri segnali anomali, l’allertamento e l’avviso vengono annullati. Se invece lo Tsunami viene confermato, si passa immediatamente dalla fase di attenzione a quella di allertamento e poi a quella di allarme, secondo la seguente procedura.
Tre ore prima dell’arrivo della prima onda le sirene della Protezione Civile lanciano il segnale di allerta.
La popolazione sa che deve accendere la radio e seguire l’evoluzione del fenomeno attraverso le notizie e le indicazioni diffuse da tutte le stazioni. Le sirene suonano di nuovo due ore prima dell’arrivo previsto, e poi ancora un’ora prima e mezz’ora prima.
Questi segnali sono sempre accompagnati dalle informazioni diffuse dalle radio.
In caso di necessità è il personale della Protezione Civile a coordinare le operazioni di evacuazione della popolazione, partendo dalle aree di costa più bassa che per prime possono essere colpite.
È evidente che il sistema PTWS, così come è stato strutturato, non è esente dal pericolo di creare falsi allarmi: è quello che è avvenuto nel 1950 e nel 1960. Tuttavia quando nel 1952 e nel 1957 forti Tsunami si abbatterono sulle coste delle Hawaii fu grazie all’allertamento diramato dal PTWS che non si registrarono danni alla popolazione.
L’informazione alla popolazione
Il sistema di allertamento per la difesa dagli Tsunami ha, come premessa, la capacità della Comunità scientifica di prevedere il possibile arrivo di un’onda, ma si fonda necessariamente sulla consapevolezza del rischio da parte della popolazione e sulla conoscenza delle norme di comportamento da adottare in caso di emergenza.
Accanto, infatti, ad una serie
di misure di prevenzione di tipo strutturale ormai adottate su tutte le isole
Hawaiane – gli edifici ad esempio sono abitati dal primo piano in su, mentre
il piano terra è dedicato a parcheggi aperti – la strategia scelta dal
Governo prevede la diffusione capillare di informazioni sul rischio e sui piani
di emergenza, sia tra i residenti che tra i turisti. E non è un caso che la più
nota birra hawaiana si chiami “Tsunami”, quasi a rammentare al turista il
rischio che corre sulle isole delle proprie vacanze, e che al centro di Hilo dal
1997 sorga il
“Pacific Tsunami Museum” a ricordare gli eventi luttuosi che si sono
verificati nelle isole in un passato anche non molto lontano.
La situazione in Italia
Lo Tsunami è fenomeno conosciuto anche nel Mediterraneo, nelle acque di casa nostra. Anche se con intensità certamente minori di quelle registrate nei giorni scorsi nel Sud Est Asiatico anche nei nostri mari il maremoto può essere molto pericoloso.
In Italia si ha precisa memoria di Tsunami innescati da eventi sismici. Le coste della Sicilia Orientale e della Calabria sono state storicamente colpite da violenti Tsunami successivi ai terremoti del 1693 e 1908.
L’11 gennaio 1693 un disastroso terremoto, con magnitudo pari a 7.4, interessò la Val di Noto, nella Sicilia sud-orientale.
Lo Tsunami che seguì la scossa provocò ingenti danni alle città di Catania ed Augusta nonché, in maniera minore, Messina.
La stima delle vittime del terremoto e del maremoto fu di circa 35.000 persone.
Il distruttivo terremoto di Messina del 1908, con magnitudo pari a 7.1, causò un violento Tsunami che investì le coste siciliane e calabre.
In quel drammatico evento sismico persero la vita circa 85.000 persone, 2000 delle quali in conseguenza del maremoto.
Onde di maremoto, oltre che da fenomeni sismici, possono essere provocate anche da altre cause, come è avvenuto di recente a Stromboli.
L'esperienza
di Stromboli
Dal dicembre 2002 lo Stromboli è stato interessato da una fase di intensificazione dell’attività, che ha determinato lo sviluppo di una colata di lava lungo la “Sciara del Fuoco” e l’innesco di una serie di movimenti franosi
La “Sciara del Fuoco”, un fianco del vulcano dalla superficie piatta creatosi almeno 5.000 anni fa, non si esaurisce al pelo dell’acqua ma continua con la stessa forte pendenza anche sotto il livello del mare fino ad oltre 2000 m.
A Stromboli rappresenta la via di caduta delle nuove colate laviche.
Il 28 dicembre 2002, alla base del cratere di NE del vulcano si è aperta una frattura eruttiva dalla quale è fuoriuscita la lava che, scorrendo lungo il settore orientale della Sciara del Fuoco, ha raggiunto il mare in 30 minuti.
Due giorni dopo l’inizio dell’attività effusiva del vulcano, il 30 dicembre 2002, una parte della Sciara del Fuoco è franata: dalle registrazioni delle onde sismiche provocate dal movimento franoso il distacco della parete risulta essere avvenuto in due fasi ravvicinate, alle 13:15 e alle 13:22 in ora locale.
I due collassi hanno mobilitato complessivamente 18 milioni di m3 di materiale, il cui movimento ha dato origine all’onda di maremoto.
La prima frana, di 10 milioni di m3, ha interessato una porzione sottomarina della Sciara; la seconda di 8 milioni di m3 ha interessato la parte emersa della Sciara del Fuoco.
La prima frana è stata quindi quella sottomarina, come testimonia il fatto che la prima onda di maremoto sia stata “negativa” cioè caratterizzata dal ritiro delle acque dalla costa. Si è generato un treno di onde di maremoto che in pochissimo tempo ha interessato le coste dell’isola di Stromboli, per poi propagarsi nell’arcipelago eoliano, fino a raggiungere le costa messinese e quella calabra. Il maremoto ha colpito la parte settentrionale dell’isola con violenza assai maggiore rispetto alla parte meridionale. L’altezza massima raggiunta dall’onda di maremoto sulla costa, rilevata nel corso delle campagne di misura, è di quasi 11 m, e valori superiori a 10 m sono stati misurati in vari punti.In generale, si è osservato che lungo la costa l’altezza dell’onda varia in funzione della batimetria e morfologia del fondo marino.
Il maremoto ha provocato ingenti danni alle abitazioni di Stromboli, poste lungo la costa. Gli effetti del maremoto sono stati risentiti anche nelle altre isole dell’arcipelago eoliano e nel porto di Milazzo, dove alcune petroliere hanno rotto gli ormeggi.
A seguito degli eventi accaduti a Stromboli il Dipartimento della Protezione Civile ha costruito un nuovo sistema di monitoraggio del vulcano, utilizzando tecnologie innovative al fine di garantire una completa attività di sorveglianza. In particolare per fronteggiare il rischio di eventuali nuovi eventi di maremoto è stato messo a punto un sistema di controllo basato sul monitoraggio permanente sia delle deformazioni e della sismicità legata all’attività del vulcano che della cinematica e sismica dei fenomeni di collasso o di semplice franosità superficiale della Sciara del Fuoco.
I dati rilevati a terra, qualora ritenuti tali da segnalare anche il possibile innesco di un fenomeno di maremoto, sono integrati e confermati dalle informazioni fornite dagli ondametri.
Infatti, ai due lati della Sciara del Fuoco, nei tratti di mare antistanti punta dei Corvi e Punta La Bronzo, sono infatti posizionati due ondametri, ancorati ad una profondità di circa 13 metri e ad una distanza di circa di 80 m dalla costa.
Gli ondametri sono collegati ad
un cavo oceanografico che fornisce l’alimentazione allo strumento e consente
la trasmissione dei dati fino alla costa. Il segnale dell’ondametro di Punta
dei Corvi è poi trasmesso, via radio, alla stazione di acquisizione, situata a
punta La Bronzo.
Il sistema di monitoraggio è collegato al Centro Operativo Avanzato di Stromboli (COA) che costituisce la base della Protezione Civile sull’isola, tramite un sistema di trasmissione wireless.
Il software utilizzato per la visualizzazione in continuo dei dati degli ondametri, la finestra Allarme Tsunami, utilizzata per il monitoraggio in continuo e per l’allertamento rapido, riproduce l’andamento dei dati degli ultimi 5 minuti.
Nel caso in cui alcune grandezze, oggetto del monitoraggio delle deformazioni e/o sismico a larga banda, indichino il possibile manifestarsi, anche in tempi brevi, di anomalie portatrici di possibili eventi di maremoto, viene attivato l’allertamento sia delle popolazioni ritenute via via interessate dall’evento stesso sia del sistema nazionale, statale e regionale della protezione civile coinvolta.
Ciò avviene sia attraverso le procedure di attivazione e diramazione dell’allarme stesso, che con l’impiego degli uomini e dei mezzi previsti dal Piano d’emergenza, secondo i diversi scenari e livelli di danno attesi.
Agli ondametri è affidato la conferma del manifestarsi dell’evento di maremoto e del livello di pericolosità che tuttavia, in caso di evento improvviso ed imprevisto, rappresentano l’unica possibilità di attivazione dell’allertamento per, quanto meno, limitare al massimo i possibili effetti negativi sulle popolazioni.
Perché il Piano sia efficace è necessario tenere costantemente attiva una campagna di informazione che diffonda notizie sull’evoluzione dei fenomeni, sulla pianificazione dell’emergenza, sui comportamenti da adottare in caso di allontanamento.
La previsione e prevenzione dei maremoti a livello nazionale
Fare una efficace prevenzione, cioè una attività di tutela preventiva nei confronti della popolazione, nel caso di maremoto non è impossibile ma certamente difficile, perché il tempo concesso prima dell’arrivo delle onde di maremoto sulle coste può essere anche brevissimo se il punto di generazione del fenomeno è molto vicino alla costa. Il tempo a disposizione per allertare la popolazione è di solito estremamente breve, soprattutto in mari come i nostri dove le velocissime onde dello Tsunami non hanno migliaia di chilometri prima di arrivare a terra, come spesso accade ad esempio nel Pacifico.
Occorre perciò essere attrezzati con sistemi di monitoraggio e sorveglianza che in tempo reale siano in grado di fornire le informazioni utili a far scattare l’allarme, in uno scenario in cui ogni secondo guadagnato può consentire di salvare delle vite. Per questa ragione l’allertamento deve poter essere attivato già a partire dai fenomeni innescanti, senza attendere la manifestazione o l’evidenza del maremoto.
L’esperienza maturata a Stromboli ha fornito preziose indicazioni sull’ impostazione da dare ad una strategia efficace di previsione e prevenzione di fenomeni di maremoto che possono interessare il nostro Paese.
E’ infatti emerso chiaramente che:
- ai fini di protezione civile sono utili soprattutto le
strumentazione poste in prossimità delle potenziali sorgenti dei fenomeni da
rilevare;
- occorrono sistemi tecnologici, strumentazioni e sistemi di comunicazione
adatti a resistere alle situazioni difficili ed anche estreme in cui devono
operare;
- gli strumenti devono essere in grado di misurare onde lunghe e di lungo periodo, anche se inferiori alle onde di marea;
- devono poter trasmettere dati e informazioni in tempo reale, e non in tempo differito;
- occorre infine che tutte le informazioni facciano capo ad un unico centro, non solo in grado di interpretare e valutare in modo integrato sia i dati raccolti in mare e sulla costa che quelli provenienti dalle altre reti di monitoraggio dei fenomeni in grado di innescare eventuali Tsunami, ma anche di assumere decisione di protezione civile immediatamente operative.
Il Dipartimento della
Protezione Civile, nel quadro del potenziamento delle attività di previsione e
prevenzione che stanno assumendo un ruolo sempre maggiore nella strategia di
Protezione Civile del Paese, ha dedicato una filiera specifica di attività del
Centro Funzionale Nazionale, costituito presso il Dipartimento, al rischio
marittimo e costiero, che si avvale del contributo di specifici Centri di
competenza in grado di fornire informazioni e servizi rilevanti per il
monitoraggio del fenomeno. Il Centro Funzionale Nazionale raccoglie ed elabora
le informazioni su queste tipologie di rischio, fornite dalle reti del sistema INGV
(Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e soprattutto dalle reti mareografiche
ed ondametriche dell’APAT
(Agenzia per la protezione dell’ambiente e per i servizi tecnici)
Nei programmi immediati del Dipartimento, tra gli altri definiti d’intesa con le Regioni, vi è il potenziamento delle reti APAT, che devono essere potenziate ed adeguate per rispondere agli standard utilizzati dal circuito dei Centri funzionali, nazionale e regionali, che costituiscono il pilastro delle attività di previsione e prevenzione della nuova protezione civile italiana.

Lettera di Padre Antony Pinto, ispettore salesiano nello Sri Lanka
Come
già sapete centinaia di migliaia di abitanti dello Sri Lanka
hanno abbandonato le loro case invase dall'acqua e sono scappati in terreni più
alti dopo che il peggior tsunami a memoria d'uomo ha sommerso il sud e l'est
dell'isola, uccidendo più di 30.000 persone.
Ora il Governo ha stimato che più di 9.000 bambini sono morti e 3.000
sono rimasti orfani. Queste cifre stanno aumentando perchè centinaia
di persone risucchiate dall'acqua non sono state ancora conteggiate. Stiamo
facendo del nostro meglio per assistere le persone nelle nostre immediate
vicinanze.
La
Comunità Don Bosco nel Sud sta dando rifugio a 200 famiglie che hanno
completamente perso le loro case. Nella costa occidentale, a Negombo la comunità
Don Bosco sta rifugiando 350 famiglie.
C'è
un'altra comunità vicino a Colombo che offre assistenza ad altre 300 famiglie
dando loro cibo e cure sanitarie. In questi giorni i Salesiani stanno offrendo
cibo, vestiti e cure mediche a tutte queste persone. Ci sono molti altri Centri
nell'area, ma la gente nei Centri Salesiani è molto seguita.
Ciò
che stiamo progettando ora è di dare assistenza a lungo termine, fornendo case
a chi ha perso la propria abitazione e scuola ai bambini orfani del disastro. In
questi giorni ciascuno sta offrendo tutto alle vittime. Ma noi guardiamo al
dopo, quando l'emozione si sarà abbassata e non ci saranno più aiuti. Sappiamo
di tanta gente che sta offrendo aiuti immediati, cioè cibo e vestiti. Ma noi
abbiamo bisogno di pianificare qualcosa su basi a lunga scadenza, come costruire
case, aver cura degli orfani. L'Autorità Nazionale Protezione del Bambino ci ha
chiesto di prendere i bambini orfani.
Noi
Salesiani lavoriamo per offrire rifugio almeno al 12% di questi bambini rimasti
orfani dallo Tsunami nella zona occidentale e nella zona meridionale e anche al
10% proveniente dalla zona parlante Tamil, zona nord e est. Lavoriamo anche per
costruire almeno 350 case per i senzatetto e riportarli alla vita.
A
Negombo abbiamo già iniziato a fare blocchi di terra per fare 350.000 mattoni
per costruire case nelle nostre immediate vicinanze. Il nostro problema
principale è cercare un pezzo di terra, non possiamo lasciarli sulla spiaggia.
La terra un po' lontana dal mare è molto costosa. Negli altri luoghi dove la
gente è colpita più o meno riceve cibo e vestiti.
L'altro
grande problema è purificare dai detriti e trasportare l'acqua. Acqua pulita è
disponibile nel Paese, il problema è il trasporto. Stiamo pensando di
acquistare la necessaria apparecchiatura per fornire di acqua e sistemare la
gente. Dal momento che noi Salesiani abbiamo questo sogno di assistenza a lungo
termine per questa gente sfortunata, chiedo di continuare ad aiutarci
a riguardo, per fare divenire realtà questo bel sogno, riportando le vite delle
persone alla normalità.
Grazie
Padre Antony Pinto
Cosa puoi fare tu per la popolazione dello Sri Lanka
Anche
tu puoi sostenere le nostre attività ed aiutare concretamente la popolazione
dello Sri Lanka:
Ø Con un' offerta libera puoi partecipare ad ognuno dei seguenti progetti
Ø Con € 25 al mese puoi sostenere uno dei bambini abusati - ragazzi a rischio accolti presso i centri di Uswetakeiyawa e di Kandy, inseriti nel percorso di recupero e formazione personale
Ø Con € 25 al mese potrai sostenere uno dei bambini rimasti soli a causa del maremoto, che saranno accolti presso il nuovo centro realizzato a Elpitiya
Ø Con € 2.000 puoi costruire una casa di mattoni per una famiglia colpita dal maremoto.
Ø Con € 2.000 puoi acquistare una betoniera che sarò utile a numerose famiglie per costruire la propria casa di mattoni.
Ø Con € 5.000 sarà possibile per un pescatore riavere una barca per andare in mare e pescare.
Ci sono anche
interventi più grandi che permetteranno di facilitare l'opera di riabilitazione
e ricostruzione:
Ø Una autocisterna permetterà di trasportare acqua potabile e distribuirla a quanti non vi hanno accesso, evitando la diffusione di infezioni e malattie: € 25.000
Ø Un camion permetterà di trasportare terra, detriti e i materiali da costruzione per le case in mattoni: € 30.000
Ø Un pala meccanica (ruspa) consentirà di spianare il terreno e prepararlo per la costruzione delle case in mattoni: € 50.000
i
Salesiani attivi nello Sri Lanka:

I salesiani cercano di trovare dei sopravvissuti sommersi nelle macerie

I
salesiani confortano e incoraggiano chi ha perso la casa


Il
trasporto di alcuni feriti con dei carretti a mano

I
salesiani consolano con le donne che hanno perso tutto

I
salesiani offrono un rifugio ai sopravvissuti rimasti senza una casa

Una
famiglia rifugiata al centro "Don Bosco" di Negombo

La
distribuzione del cibo al centro "Don Bosco"

Ai bambini
è dedicata un'attenzione speciale

I
sopravvissuti in fila per ricevere il pasto giornaliero
Il progetto della P.A. Croce
Bianca Rapallese nasce dal coordinamento di tutte le azioni, attività e risorse
poste in atto con immediatezza per fronteggiare adeguatamente le conseguenze
dell’evento catastrofico
verificatosi nel territorio del Sud Est Asiatico il 26 dicembre 2004.
L’ottica del progetto si è via via delineata in modo da
garantire l’effettivo ed immediato impiego di tutte quelle risorse (umane e di
aiuto umanitario) necessarie al
superamento dell’emergenza, in relazione alle condizioni sanitarie, sociali e
psicologiche della popolazione, il ripristino del tessuto sociale e una prima
ricostruzione, per favorire quanto più possibile il ritorno alle normali
condizioni di vita.
Il Progetto si configura come un supporto operativo al quale i
Volontari della Croce Bianca Rapallese fanno riferimento per gestire
l’emergenza con il massimo livello di efficacia, per mezzo di protocolli e
procedure che dovranno essere
adottate in Sri Lanka.
Il lavoro preparatorio si è focalizzato a:
-
individuare il Paese di intervento e l’Organizzazione cui fare
riferimento;
-
conoscere la situazione del territorio e della popolazione sopravvissuta,
con particolare attenzione all’infanzia;
-
organizzare un team operativo adeguato all’intervento in una maxi
emergenza di portata catastrofica; si ipotizza la partecipazione per ogni team
di un medico, di un infermiere professionale, di uno psicologo, e di due tecnici
soccorritori.
-
determinare un iter organizzato in grado di far fronte alle esigenze ed
alle richieste della realtà locale con un intervento orientato alla massima
flessibilità in termini di tempo: immediato, breve, medio e lungo termine.
Il Progetto individua:
a)
la tipologia dell’evento catastrofico che ha interessato il territorio;
b)
il profilo dell’intervento socio-sanitario e psicologico;
c)
la tipologia delle persone, strutture e servizi che saranno impiegati;
d)
l’organizzazione operativa necessaria per ridurre al minimo gli effetti
dell’evento, con particolare attenzione alla salvaguardia della salute
psicofisica delle persone (vittime e soccorritori);
e)
prevenzione e trattamento della sintomatologia legata al disturbo di
adattamento, disturbo acuto da stress, disturbo post traumatico da stress nelle
vittime da trauma diretto ed indiretto;
f)
l’attribuzione delle responsabilità nel team di intervento
Per poter soddisfare questi criteri si è reso necessario
individuare gli scenari di rischio sulla base della vulnerabilità della
porzione di territorio interessata.
Nella fattispecie:
·
area
·
stato di rischio del
territorio
·
informazioni generali sul
territorio
·
informazioni generali e
particolari relative ad ogni tipologia di rischio presente sul territorio
·
considerazioni relative a:
persone,
cose, servizi, infrastrutture, attività economiche
·
popolazione coinvolta
·
aree sanitarie
·
strutture di ricovero
·
strutture danneggiate
·
strade percorribili
·
aeroporti
·
itinerari di fuga
·
logistica
·
risorse umane da inviare
in missione:
o
volontari
o
medici
o
infermieri
o
counsellor e/o psicologi
Il Progetto si qualifica come uno strumento di lavoro ampiamente
duttile e flessibile tarato sulle effettive esigenze e richieste della
popolazione colpita dalla catastrofe, aggiornabile ed integrabile non solo in
riferimento all’elenco di cui sopra, ma soprattutto alla luce di nuove
conoscenze sulle condizioni di rischio che comportino diverse valutazioni degli
scenari, o quando si disponga di nuovi o ulteriori elementi derivanti dal
monitoraggio della popolazione, allo scopo di utilizzare diverse tipologie di
intervento.
Il concetto chiave del Progetto è quello di cercare di prevedere
il più possibile la situazione in cui ci si troverà ad operare, anche se si
dovrà affrontare l’imprevedibile.
Per questo occorrono massima flessibilità e capacità di creare i presupposti affinché, anche in queste evenienze, vi siano i migliori presupposti per la realizzazione proficua dell’intervento, puntando su specifici obiettivi:
Questi obiettivi sono correlati e finalizzati al ritorno alla
normalità, con i livelli di riferimento operativo e con le informazioni
generali sul territorio, sulle strutture, sugli strumenti operativi disponibili
(uomini, mezzi). Si delinea un progetto che mette in evidenza i danni subito a
causa della catastrofe e definisce la
risposta possibile e le relative
procedure di applicazione, producendo la traccia delle azioni da intraprendere
per il ritorno alla normalità.
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Rischio paese
La SACE colloca lo Sri Lanka nella 5^ categoria su 7 (1 minor rischio; 7 maggior rischio) aggiornato a marzo 2004.
Prospettive future
La crescita del PIL nel 2004, pari al 5,7%, sarà
compromessa durante la prima metà dell’anno dall’instabilità politica. Gli
investimenti soffriranno dell’atteggiamento “aspetta ed osserva” degli
investitori sia esteri che nazionali. Anche il turismo potrebbe essere
danneggiato in caso la crisi politica persista. Altri fattori che ostacolano una
maggiore crescita del PIL sono la siccità in corso, che colpirà la produzione
agricola e l’incertezza dell’offerta di energia: se non pioverà abbastanza,
le conseguenti carenze di energia potrebbero danneggiare la produzione
industriale. Assumendo che il conflitto etnico non riprenderà e che la scena
politica si stabilizzi, per cui la maggiore fiducia determinerà maggiori
investimenti e consumi privati, l’economia dovrebbe riprendersi più
velocemente nel 2005, con un tasso del 6,4%. Il settore industriale continuerà
ad essere sostenuto da una buona ripresa della domanda estera dei beni
industriali dello Sri Lanka, che farà crescere le esportazioni di beni e
servizi del 9,6%.
Nonostante la moderazione dell’inflazione nel 2003, vari fattori impediranno una significativa decelerazione dei prezzi al consumo nel 2004. La siccità danneggerà la produzione agricola e quindi l’offerta dei principali beni alimentari. L’insufficienza di energia porterà probabilmente a far aumentare le tariffe dell’elettricità, esercitando una pressione al rialzo anche sui prezzi al consumo, al pari della crescita dei prezzi interni del petrolio. La rupia si deprezzerà più velocemente nel 2004, facendo salire i prezzi all’importazione; inoltre, l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto dal 10 al 15% per molti prodotti si rifletterà sui prezzi. Contribuiranno alle pressioni inflazionistiche anche i salari: la debolezza dei partiti politici incoraggerà i sindacati ad avanzare più domande di aumenti salariali. Si prevede, pertanto, un tasso di inflazione pari al 5,4% nel 2004, che diminuirà leggermente nel 2005 al 5,3%, grazie all’aumento dell’offerta di prodotti alimentari ed al declino del deficit fiscale.
Il
tasso di deprezzamento della rupia aumenterà nel 2004: i minori flussi di
capitali, dovuti all’instabilità della situazione politica ridurrà la
disponibilità di dollari USA sul mercato ed il dollaro si stabilizzerà
rispetto alle altre principali valute.
In generale, la rupia si deprezzerà gradualmente da una
media annuale di SLRs 96,5:US$1 nel 2003 a SLRs105,1:US$1.
Le esportazioni si rafforzeranno nel 2004, in virtù del rafforzamento dei principali mercati dei Paesi OCSE. Anche le importazioni aumenteranno. In particolare, la crescita della domanda di greggio per l’uso di energia termica e la ripresa delle esportazioni determineranno una crescita delle importazioni di beni intermedi. Se la siccità, inoltre, provocherà una contrazione della produzione agricola, aumenteranno anche le importazioni di prodotti alimentari. Riguardo ai beni di investimento, invece, l’instabilità politica farà da freno alle relative importazioni nel breve termine.
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Settori produttivi
Lo Sri Lanka ha liberalizzato il proprio sistema economico
nei tardi anni ’70, ma ha perso competitività nei decenni seguenti, a causa
del conflitto etnico e dell’incostante realizzazione dell’agenda di riforme.
Il passo delle riforme economiche ha accelerato tra il 1989 ed il 1992,
nell’ambito di un programma del Fondo Monetario Internazionale, ha rallentato
temporaneamente i primi due anni di governo della Peoplès Alliance, al potere
nel 1994. Dal 1996, il processo è ripreso e sono stati conseguiti successi nel
campo della deregulation e della liberalizzazione dell’economia.
Il settore industriale, secondo i parametri della Banca
Centrale dello Sri Lanka, include il settore manifatturiero, delle costruzioni,
dell’elettricità, acqua, gas e fognature. L’area generalmente trainante è
quella manifatturiera, anche se una riduzione delle esportazioni di manufatti
abbia ridotto la sua quota sul PIL totale al 16,7% nel 2002 dal 17,4% nel 2000.
La base del settore è l’industria dell’abbigliamento, ma sono importanti
anche la produzione di cibo e bevande, così come quella di prodotti chimici e
basati sul caucciù.
Il settore agricolo, nonostante il suo declino negli ultimi
anni, è una determinante importante del PIL, rappresentando circa un quinto
della produzione nazionale ed occupando un terzo della forza lavoro. La sua
importanza indiretta, inoltre, è ancora maggiore in virtù dei legami tra
agricoltura, manifatturiero e servizi.
Nel settore agricolo, la produzione di tè nel primo
trimestre 2004 ha raggiunto i 72,3 milioni di kg, l’1,9% in più rispetto allo
stesso periodo nel 2003. Le condizioni climatiche che hanno prevalso dal
novembre 2003 (aridità) hanno depresso la produzione, che in gennaio è
diminuita del 2,6%. Nel mese di febbraio, comunque, c’è stata una ripresa con
un incremento su base mensile del 6,9%, che ha più che compensato le perdite di
gennaio. Le esportazioni di tè sono aumentate, in volume, di un salutare 14%
nei primi due mesi dell’anno e del 21% in termini di valore. Lo Sri Lanka,
inoltre, si è aggiudicato un ordinativo dall’Iraq per 1,6 milioni di kg di tè,
nel primo appalto del World Food Programme delle Nazioni Unite lanciato
all’inizio di marzo. Il lotto totale era di 20 milioni di kg, per cui la quota
dello Sri Lanka è stata solo del 10%, mentre il grosso della fornitura è stata
assegnata al Vietnam. I prezzi quotati dallo Sri Lanka, in effetti, sono i più
alti, anche perché il tè offerto è di qualità superiore.
Il settore pubblico, nonostante la privatizzazione in atto,
è ancora molto consistente, con il 12% della forza lavoro ed una spesa pubblica
per gli impiegati e l’establishment politico pari al 10% del PIL.
Le conseguenze del conflitto etnico, che ormai dura da 19 anni, sono state disastrose per l’economia del Paese: gli alti costi della difesa hanno sottratto risorse allo sviluppo delle infrastrutture: di qui l’inadeguatezza della generazione di energia, dei sistemi di trasporto stradale e delle strutture portuali. I costi operativi per gli investitori sono, dunque, più alti del normale, aggravati dai costi di assicurazione correlati alla guerra, che in alcune aree riguardano sia la proprietà che i trasporti. I terroristi non hanno finora preso di mira le imprese private, ma i rischi sono alti in alcune zone a causa degli attentati suicidi in zone commerciali (es. Colombo). Anche l’aeroporto internazionale è stato bombardato nel luglio 2001.
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L’interscambio fra Italia e Sri Lanka è progressivamente
aumentato dal 2001 al 2003: nel 2002, l’incremento è stato di quasi il 7%,
per un valore totale di 167,2 milioni di euro, che arriva a 207,6 milioni di
euro nel 2003, con un incremento del 24,17%.
Il valore dell’interscambio totale nel 2001 e nel 2002 è
aumentato grazie ad un consistente incremento delle esportazioni (+23% nel
2002): il risultato è stato un enorme crescita dell’avanzo commerciale
dell’Italia nei confronti dello Sri Lanka, che dai 329.000 euro nel 2000 è
passato a 2,9 milioni di euro nel 2001, fino all’impennata del 2002, pari
all’873%, con un valore totale di 28,6 milioni di euro.
Nel 2003, le esportazioni continuano ad aumentare in modo
consistente, +16,83%, ma anche le importazioni registrano un notevole
incremento, +34,54%, determinando una riduzione dell’avanzo commerciale
dell’Italia pari al 26% circa, per un valore totale di 21,22 milioni di euro.
Analizzando
la composizione merceologica dei beni, le categorie di prodotti esportati che
hanno registrato i maggiori proventi sono le stoffe a maglia, per un valore di
22,77 milioni di euro, i tessuti (17,78 milioni di euro) ed i macchinari per
impieghi speciali (12,28 milioni di euro). Tutte le tre categorie sono in
crescita rispetto al 2002, rispettivamente del 46,82%, 34,27%, 32,35%.
Il forte incremento degli ultimi cinque anni
nell’importazione degli articoli d’abbigliamento (nel 2003, pari al 76%, per
un valore di 42,74 milioni di euro), è stato il risultato diretto della
strategia promozionale adottata dallo Sri Lanka per incrementare la sua quota di
mercato in Italia. Sono forti anche le importazioni di articoli in gomma (18,65
milioni di euro) e di prodotti dell’agricoltura. dell'orticoltura e della
floricoltura ( 7,56 milioni di € ) aumentate rispettivamente del 12,9% e
dell’11,32%.
Interscambio commerciale
|
Interscambio Italia - Sri Lanka |
2003 |
2002 |
2001 |
|
Esportazioni |
114,434,118 |
97,948,252 |
79,623,418 |
|
Importazioni |
93,204,954 |
69,277,400 |
76,677,897 |
|
Saldo |
21,229,164 |
28,670,852 |
2,945,521 |
Principali trattati
|
Accordo contro la
doppia imposizione |
E’ stato stipulato a Colombo
il 28 marzo del 1984 ed è diretto a evitare la doppia imposizione e a
prevenire evasioni fiscali in materia di imposta sul reddito. L’accordo
è entrato in vigore il 9 maggio 1991 (pubblicato nel Supplemento
Ordinario n. 68 alla Gazzetta Ufficiale serie generale n. 207 del 5
settembre 1989). |
|
00 94, prefisso per il Paese; 1 Colombo
5 ore e 30 minuti avanti rispetto all’orario del
Meridiano di Greenwich; 4 ore e 30 minuti avanti rispetto all’Italia (3 ore e
30 minuti avanti con l’orario legale)
E’ necessario il passaporto con almeno tre mesi di
validità; denaro sufficiente per il proprio mantenimento nel Paese; biglietto
di ritorno o di transito. Il visto non è richiesto per soggiorni fino a 30
giorni dopodiché è possibile rinnovarlo presso l’ambasciata italiana locale.
Per viaggi business è richiesta la lettera d`invito dell’impresa ospitante in
Sri Lanka.
UFFICI: dal Lunedì al Venerdì dalle ore 8.30 alle
ore 16.30; alcuni sono aperti anche il sabato fino alle ore 13.00
BANCHE: dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle
ore 13.00/14.00, alcune volte anche fino alle 15.00 (chiuse il 31 dicembre)
NEGOZI: dal Lunedì al Venerdì dalle ore 9.00 alle
ore 19.00; il Sabato dalle ore 9.00 alle ore 15.00
Lo Sri Lanka ha moltissime feste buddiste, induiste,
cristiane e musulmane per circa 30 giorni complessivi l’anno. Molte feste
dipendono dal calendario lunare e cambiano data da un anno all’altro rispetto
al calendario gregoriano.
15 gennaio: Tamil Thai Pongal Day;
17 gennaio: Duruthu Full Moon Poya Day, si tiene nel
giorno di luna piena a Colombo;
4 febbraio: National Day (Festa nazionale), che
ricorda l’indipendenza dalla Gran Bretagna;12 febbraio: Hadji Festival Day;
16 febbraio: Navam Full Moon; 12 marzo: Maha
Sivaratri Day; 18 marzo: Medin Full Moon Poya Day; 13-14 aprile: Capodanno
cingalese e tamil;
16 aprile: Bak Full Moon
Poya Day; 18 aprile: Good Friday; 1° maggio: May Day; 14 maggio: Holy
Prophet’s Birthday;
15-16 maggio: Vesak Full Moon Poya Day; 14 giugno:
Poson Full Moon Poya Day; 13 luglio: Esala Full Moon Poya Day
Luglio: Kandy Esala Perahera”,
di solito è alla fine del mese ed è la cerimonia più importante e
spettacolare dello Sri Lanka e dura 10 giorni
e 10 notti a Kandy;
11 agosto: Nikini Full Moon Poya Day; 10 settembre: Binara Full Moon Poya
Day; 9 ottobre: Vap Full Moon Poya Day;
24 ottobre: Deepavali;8 novembre: II Full Moon Poya
Day
Principali indirizzi utili
|
Ambasciate e Consolati in Italia |
|
Ambasciata dello Sri Lanka e Consolato |
|
Ambasciatore: S.E. Eluppiti Mudiyanselage R.M
Perera (dal 19 Marzo 2003) |
|
Via Adige 2 - 00198 Roma |
|
Tel. 06 8554560 Fax. (06) 84241670 |
|
Ambasciate e Consolati all'estero |
|
Ambasciata d’Italia |
|
Ambasciatore: Salvatore Zotta |
|
55, Jawatta Road - Colombo 5 |
|
Tel. 00941 588388 e 508418 Fax 00941 588622 |
|
[email protected]
[email protected] Ufficio Commerciale [email protected] Ufficio
Consolare |
|
Rappresentanza Unione Europea |
|
Rappresentanza dell’Unione Europea nello Sri
Lanka |
|
81, Barnes Place - Colombo 7 – Sri Lanka |
|
Tel. (+94 1) 69 97 45 - Fax (+9434) 69 88 20 |
Salesian Vice-Province of St. Joseph- Sri Lanka
Padre P. Anthony H. Pinto
Padre Gabriele Garniga
Dr. Marco Cernuschi
66 Dungalpitiya Thalaena Negombo
11504 Sri Lanka
Individuazione
e selezione del personale per la missione
La Croce Bianca
Rapallese intende costituire una “task force” per l’attivazione,
l’organizzazione e l’impiego di volontari in un
“Servizio di Emergenza” nell’ambito delle maxi-emergenze di
qualsiasi natura sul territorio nazionale ed estero.
Il
Servizio, costituito da volontari e professionisti qualificati nella gestione
emergenze, fornirà, all’interno dello scenario dell’emergenza, un supporto
di pronto intervento alla popolazione e ai soccorritori che siano stati esposti
in modo diretto, indiretto o vicario all’evento e/o colpiti dalle conseguenze
derivanti da tale esposizione.
Il
Servizio di Emergenza si avvarrà di persone competenti e preparate, al fine di
garantire la pertinenza e la qualità del supporto nei difficili scenari delle
maxi-emergenze.
Affinché
ciò sia istituzionalmente garantito, il personale sarà esclusivamente composto
da volontari e professionisti regolarmente iscritti all’albo dei Soci
Effettivi della Croce Bianca Rapallese.
In
conseguenza dell’attivazione del Servizio, è necessario costituire un team
con personale adeguato; la Croce Bianca Rapallese ricerca quindi con
urgenza Soci e Socie Effettivi che abbiano i seguenti requisiti:
I Soci e le Socie Effettivi interessati
possono inviare il loro curriculum al Presidente della Croce Bianca Rapallese,
indicando:
(nome, cognome, data e luogo di nascita,
indirizzo, codice fiscale, recapiti telefonici, e-mail)
(soprattutto in relazione alla propria
capacità di lavorare in team, in situazioni di stress, alla capacità di
sapersi adattare attivamente al contesto e di sapersi coordinare con altri
professionisti del soccorso)
La
selezione dei candidati avverrà tramite colloquio valutativo, previa analisi
dei titoli, presso la Sede della Croce Bianca Rapallese.
Croce Bianca Rapallese - “Servizio di
Emergenza”
nell’ambito delle maxi-emergenze
di qualsiasi natura sul territorio nazionale ed
estero
Domanda di adesione
Il Sottoscritto ……………………………………………………………………….Nato ……….………………...………….
il ……………………………………. residente a ……………………………………………………………………...………
Via
……………………………………………… n ……… tel.
………………… fax……………….cell……………………
e-mail……………………………………. Codice
fiscale ……….…………………………………………………………….
Socio
Effettivo della Croce Bianca Rapallese
dal………………………………….
-
Vista la richiesta dell’Ente per
l’attivazione, l’organizzazione e l’impiego di volontari in un “Servizio
di Emergenza” nell’ambito delle maxi-emergenze di qualsiasi natura sul
territorio nazionale ed estero,
-
Visti i requisiti richiesti,
C H I E D E
di poter far parte del team del “Servizio di Emergenza”
e a tal fine
DICHIARA
di
9.
essere in ottime condizioni
psico-fisiche
10.
possedere comprovata capacità di
lavorare in team e in situazioni di stress elevato e prolungato
11.
avere comprovata capacità di sapersi
adattare attivamente al contesto e di sapersi coordinare con altri
professionisti del soccorso
12.
aver maturato comprovata esperienza
“sul campo” in situazioni di emergenze complesse quali, ad
esempio:…………….................................……………..…………………………………………………………………..
13.
…………………………………………..…………………………………………………………………………………...
14.
sottoporsi
a profilassi vaccinale completa secondo le norme del Ministero della Salute,
nonché a tutte le disposizioni impartite dal Direttore Sanitario dell’Ente
15.
essere disponibile a turni di
reperibilità
16.
essere disponibile a partire con
preavviso 24-36-48 ore
17.
essere disponibile a partire anche senza
benefici di legge previsti
per operazioni di protezione civile. SI
NO
18.
conoscere la lingua inglese …………………………………………..
19.
essere
in possesso del passaporto a lettura ottica
20.
essere
disponibile
a
·
permanere fuori sede (indicativamente gg……………………………..
·
svolgere nel servizio di emergenza le
seguenti attività:……………….
……………………………………………………………………………….………………………………………...…
…………………………………………………………………….………………………………………………...………
·
svolgere anche tutte le altre mansioni
richieste dal responsabile della missione
·
partecipare ad incontri di briefing
(prima della partenza), debriefing (al
ritorno) e ad incontri di aggiornamento
Studi
compiuti
……………………………………………………………………………………………………...…………
………………………………………………………...……………………………………………………………………...…
…………………………………………………...…………………………………………………………………………...…
Attività professionali e/o
lavorative………………………………………………………………...…………………........
……………………………………………………………………...…………………………………………...………………
…………………..………………………………………………………………………………………………………………
Profilo delle proprie caratteristiche personali in relazione alla
·
capacità di lavorare in team
...………………………………………………………………………………….….………………………………………
……………………………………….….……………………………………………………………………………..….…
·
capacità di lavorare in situazioni di
stress elevato e continuato
………………………………………………………………………………………………………………………………
capacità di sapersi adattare attivamente al contesto e di sapersi
coordinare con altri professionisti del soccorso
……………………………………………………………………………….………………………………………………………………………………..………………………………………………………………………………………..……
Esperienze
maturate in situazioni di eventi catastrofici)
………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………
Rapallo,…………………….
In
fede
…………………………………………………
Si autorizza l’utilizzo dei dati personali indicati, ai sensi del
D.Lgs
196/2003,
affinché
siano conservati, raccolti, registrati, organizzati, utilizzati, selezionati e
comunicati ai soggetti interessati. Si dichiara di essere a conoscenza di quanto
disposto dagli art. 7, 8
e 9
del citato decreto legislativo ed aver ricevuto le relative informazioni.
…………………………………………………………
Il rischio sanitario al momento è determinato da
queste condizioni possono provocare e/o favorire il contagio e quindi la comparsa di epidemie.
L’elevato numero di cadaveri non provoca problemi sanitari(basso potenziale epidemico)
La comparsa di epidemie richiede che le patologie siano già presenti nel paese.
Al momento i dati disponibili riguardanti solo il colera dichiarano(Fonti Scientifiche Francesi)
Come a Rischio debole di epidemia di colera: Tailandia, Malesia, Maldive
a Rischio moderato di epidemia di colera:India, Indonesia, Myanmar, Sri Lanka(Fonte OMS)
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Malattia |
Vaccino SI/NO |
Commenti |
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Febbre gialla |
Si |
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Colera |
Si |
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Leptospirosi |
No |
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Tifo |
Si |
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Epatite A |
Si |
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Malaria |
No |
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|
Tubercolosi |
Si/No |
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Infezioni G.I. |
No |
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Dermatiti |
No |
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Congiuntiviti |
No |
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Infezioni alte vie resp |
No |
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Epatite B |
Si |
|
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Epatite C |
No |
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HIV |
No |
|
Fonte: Ministero
della Salute
Al momento per le persone dirette verso l’area interessata dal maremoto suggerisce la seguente profilassi vaccinale.
Il personale in partenza verrà sottoposto alle vaccinazione grazie alla collaborazione con l’Ufficio Igiene della ASL4-Chiavarese
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Vaccinazione |
Commenti |
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ANTITETANICA |
Avvio vaccinazione nei soggetti vergini, richiamo nei vaccinati qualunque sia il tempo trascorso dall’ultima dose Vaccino antidiftotetanico formulazione adulti |
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ANTIPOLIOMELITICA |
Richiamo dose unica a prescindere dallo stato vaccinale in soggetti di età superiore ai 40 anni al 2004 Vaccino antipolio inattivato potenziato |
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ANTIEPATITE A |
Soggetti con anamnesi negativa Vaccino da 1440 unità(160 U antigeniche) con
richiamo a 6 –12 mesi |
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ANTIEPATITE B |
Soggetti con anamnesi negativa Vaccino e schedula vaccinale vigente |
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ANTITIFICA |
In soggetti mai vaccinati o vaccinati da più di tre anni Vaccino e schedula vaccinale vigente |
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Anticolerica |
Al momento non raccomandata |
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Antimeningococcica |
Al momento non raccomandata |
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Malaria |
La profilassi antimalarica, ricordando che nessun farmaco garantisce una protezione completa e pertanto sono necessarie tutte le prevenzioni personali dagli insetti possibili( vedi oltre), differisce da paese a paese vedi tabella, (da iniziare 24 ore prima della partenza) |
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Altro |
Utile valutare la necessità di fornire una dotazione minima di farmaci essenziali, quale scorta personale per il trattamento in loco di eventuali patologie infettive |
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TABELLA:
chemiprofilassi malaria |
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Paese |
farmaco |
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Thailandia(solo
confine Cambogia- Myanmar) |
doxiciclina |
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India
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Clorochina
+ Proguanil |
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Srilanka |
Clorochina
+ Proguanil |
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Malasya |
Meflochina
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|
Maldive |
Nessuna
indicazione |
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Myanmar
|
Meflochina;
doxiciclina parte orientale del paese |
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Fonte: Direzione generale della prevenzione sanitaria.
Ufficio V – Malattie infettive e profilassi internazionale
CCM – Centro nazionale prevenzione e controllo delle malattie
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Si consiglia di: |
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evitare di uscire tra il tramonto e l’alba |
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indossare abiti di colore chiaro con maniche lunghe e pantaloni lunghi che coprano la maggior parte del corpo |
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evitare l’uso di profumi |
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applicare sulla cute esposta repellenti per insetti a base di n,n-dietil-n-toluamide o dimetilftalato, ripetendo l’applicazione(in caso di sudorazione eccessiva) ogni due tre ore; i repellenti per gli insetti e gli insetticidi a base di Piretroidi possono essere spruzzati anche direttamente sugli abiti |
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alloggiare in stanze dotate di condizionatore ovvero di zanzariere alle finestre, curando che siano in ordine e ben chiuse |
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usare zanzariere sopra il letto, rimboccando i margini sotto il materasso, verificandone le condizioni e che nessuna zanzara sia rimasta all’interno. È utile impregnare le zanzariere con insetticidi a base di permetrina |
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spruzzare insetticidi a base di piretro e/o permetrina nelle stanze di soggiorno e nelle stanze da letto ovvero usare diffusori di insetticida operanti a corrente che contengano tavolette impregnate con piretroidi |
Consigli per il personale in missione |
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Suggerimenti per la preparazione, in ambito domestico, di una soluzione reidratante |
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3,5 grammi di sale da cucina |
( ~ Un cucchiaino da caffè) |
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40 grammi di zucchero |
Due cucchiai da tavola colmi |
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2,5 grammi di bicarbonato |
Un cucchiaino da caffè, raso |
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1 grammo di cloruro di potassio |
Un cucchiaino da caffè, raso |
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Il tutto sciolto in un litro di acqua minerale ovvero bollita ovvero disinfettata chimicamente |
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Suggerimenti per la preparazione, in ambito domestico, di una soluzione disinfettante |
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Un cucchiaio da tavola di varechina |
In un litro di acqua |
Soluzione da usare per la disinfezione di posate e etc, servizi igienici, biancheria, amche per disinfettare frutta verdura da consumare a crudo che dovranno essere abbondantemente risciacquate con acqua sicura. |
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Un cucchiaino da tè |
In un litro di acqua |
Soluzione disinfettata acqua “bevibile”, dopo essere stata lasciata riposare almeno un ora |
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Regole
per prevenire le malattie trasmesse dagli alimenti Fonte: OMS |
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1 |
Scegliere prodotti che abbiano subito trattamenti idonei ad assicurarne l’innocuità(ex latte pastorizzato o trattato ad alte temperature |
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2 |
Cuocere bene i cibi in modo che tutte le parti, anche le più interne, raggiungano una temperatura di almeno 70°C |
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3 |
Consumare gli alimenti subito dopo la cottura |
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4 |
Gli alimenti cotti, se non consumati subito, vanno immeduitamente conservati in frigorifero; permanenza comunque limitata, meglio surgelarlo |
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5 |
I cibi precedentemente cotti vanno rapidamente riscaldati e ad alta temperatura prima del consumo |
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6 |
Evitare ogni contatto fra cibi crudi e cotti |
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7 |
Curare particolarmente l’igiene delle mani per la manipolazione degli alimenti |
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8 |
Fare in modo che tutte le superfici della cucina, gli utensili e i contenitori siano accuratamente puliti |
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9 |
Proteggere gli alimenti dagli insetti, dai roditori e dagli altri animali |
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10 |
Utilizzare solo acqua potabile |
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Al personale medico inviato in missione sarà possibile affiancare mediante supporto tecnologicoesperti nelle varie discipline specialistiche |
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Strumentazione |
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Personal computer portatile |
Raccolta dati |
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Macchina digitale |
Foto-immagini |
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Linea telefonica |
Comunicazione diretta |
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e-mail |
Comunicazione tempo reale |
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Fax |
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ECG-telemedicina |
Referto tempo reale |
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Scanner |
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Personale medico |
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Cardiologo
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Speziale |
Villa Azzurra |
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Dermatologo |
Gnone, Brusati |
Università di Genova |
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Neurologo |
Gazzola |
Villa Scassi |
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Igienista |
Cresta |
Università di Genova |
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Allergologo |
SC Medicina di Sestri Levante |
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Immunologo |
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Ematologo |
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Gastroenterologo |
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Oncologo |
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Endocrinologo |
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Ai Medici in missione sarà in questo modo possibile inviare via telematica richiesta di consulenza alla CO ( h24) della Croce Bianca Rapallese che smisterà agli esperti secondo le competenze le richieste di supervisione, tale attività sarà coordianta dal Direttore Sanitario e/o suo delegato(h24). |
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PROGETTO
EMERGENZA MAREMOTO SUD-EST ASIATICO
PIANO
ECONOMICO
Il progetto potrà essere sviluppato su 2 linee di intervento.
La prima attraverso attivazione del dipartimento della Protezione Civile Nazionale; in questo caso alcuni elementi della logistica, tra i quali in particolare riguardano i trasporti, potrebbero essere messi a disposizione senza alcun costo.
La seconda si esplicita e caratterizza in un intervento di carattere umanitario che potrà avere patrocinio da parte delle Istituzioni ma che si realizza in totale autonomia, in particolare al punto dei costi.
Volendo comunque procedere in un’analisi di previsione preliminare abbiamo inteso ipotizzare il caso peggiore e cioè la necessità di finanziare tutte le parti del progetto.
COSTI
PER IL PERSONALE:
1. Copertura Assicurativa
2. Costo del volo
3. Dotazione personale:
Vestiario
Zaino
Equipaggiamento standard
COSTI
ATTREZZATURE
4. Logistica:
Generatore di corrente già in dotazione
Tenda attrezzata per alloggio già in dotazione
Tenda attrezzata per ambulatorio
5. Tecnica:
Apparecchiatura di comunicazione
Apparecchiatura fotografica
Apparecchiatura informatica
6. Materiale sanitario:
Attrezzatura ambulatorio
Medicinali
Totale costo attrezzature:€ 15.850,00
SPESE
GENERALI
7.Spese di trasporto materiali
8. Noleggio mezzi di trasporto
9. Spese generali ed imprevisti
RIEPILOGO GENERALE:
Su un’ipotesi di 24 unità di personale impiegato: € 27.120,00
Costi attrezzatura: € 15.850,00
Spese generali € 9.500,00
NOTA
BENE:
Il Piano economico non comprende costi di vaccinazione poiché l’Asl 4 Chiavarese si è resa disponibile ad effettuarle gratuitamente.
Non si prevede alcuna diaria giornaliera per il personale impiegato.
Alcune attrezzature, tra cui una tenda ministeriale, un generatore di corrente, più materiale vario, con un valore stimato di circa € 10.000,00, viene reso disponibile dalla P.A. Croce Bianca Rapallese.
CONDIVISIONE DEL PROGETTO
La P.A. Croce Bianca Rapallese, forte dell’esperienza maturata in occasione delle precedenti attività di protezione civile ed iniziative di carattere umanitario, ritiene utile condividere il progetto con il territorio del Tigullio.
Vista la natura dell’Ente in prima istanza il progetto sarà presentato ai presidenti delle Pubbliche Assistenze presenti capillarmente su tutta l’area geografica del nostro comprensorio.
Il Progetto, sin dall’inizio del suo studio, ha avuto nella Associazione Italiana Cardiopatici e nella persona del Direttore Scientifico Dr Giuseppe Speziale un convinto sostenitore, così come stesso entusiasmo e condivisione lo abbiamo ricevuto dalla Dott.ssa Cristiana Dentone e dal Vice Presidente A.I.C. Marino Scarnati.
Il Progetto sarà presentato alle Istituzioni locali, in particolare ai Comuni, presso i quali operano le PP.AA. che intenderanno condividere il progetto.
Inoltre si procederà alla richiesta di patrocinio e di contributo alla Regione Liguria, attraverso l’Assessorato alla Sanità nella persona Ing. Levaggi, e alla Provincia di Genova.
Inoltre faremo riferimento alle Istituzioni Economiche operanti sul territorio e ad Aziende che intenderanno finanziare il progetto o fornire servizi di supporto.
La gestione economica del progetto sarà curata dalla P.A. Croce Bianca Rapallese, attraverso il proprio servizio di Tesoreria.
In questo modo si potranno anche certificare eventuali donazioni attraverso i benefici previsti per le O.N.L.U.S.
La periodica rendicontazione dei contributi ricevuti e delle spese sostenute saranno relazionate ad un comitato composto da un rappresentante per Ente o Associazione aderente al progetto e comunque sarà rendicontato con un Bilancio Consuntivo che sarà inviato a tutti i soggetti interessati.
Questo progetto si basa quindi su una concreta condivisione della attività che si andranno a realizzare nello Sri Lanka, attraverso i Padri Salesiani operanti nella città di Negombo. Un primo obiettivo del progetto è proprio quello di sollecitare che il maggior numero di realtà contribuisca ad aiutare la realizzazione degli obiettivi che ci siamo proposti, coinvolgendo quindi il territorio del Tigullio in un concreto aiuto alle popolazioni colpite.