VIGILANTES - STRAGE DI VERONA

ARRIGONI ANDREA EX GUARDIA DEL CORPO DELL'ON.LE BOSSI E DIRIGENTE NAZIONALE DELLA CON.IPI ( CONFEDERAZIONE NAZIONALE INVESTIGATORI PRIVATI ITALIANA );

ON.LE FILIPPO ASCIERTO - AN - PRESIDENTE NAZIONALE CON.IPI;

MINISTRO ALLE TELECOMUNICAZIONI - MAURIZIO GASPARRI - AN - PRESIDENTE ONORARIO CON.IPI.

COME DA TEMPO DENUNCIATO DAL S.U.L.P.M. - ATTENZIONE ! - ALLA LEGGE RELATIVA AI VIGILANTES/INV.PRIVATI ED AI DANNI CHE QUESTA POTRA' ARRECARE ALL' ITALIA, PRESUMIBILMENTE, PER VARI INTERESSI LOBBISTICI E NON CERTO PER TUTELARE LA COMUNITA'.

COINVOLGIAMO NEL CONTROLLO DEL TERRITORIO LA POLIZIA LOCALE PER COMPLETARE IL CERCHIO DELLE FORZE DI POLIZIA, FACENDO IN MODO CHE LA NOSTRA NAZIONE CONTINUI A GARANTIRE LA CERTEZZA DELLA SICUREZZA ESCLUSIVAMENTE ATTRAVERSO LA PROPRIA POLIZIA "PUBBLICA", NAZIONALE E LOCALE.

LA SEGRETERIA GENERALE


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Mercoledì 23 Febbraio 2005

 Alla Camera
Si blocca la legge sulla vigilanza privata
Battuta d’arresto in commissione Affari Costituzionali della Camera per la proposta di legge sulla vigilanza privata. Il provvedimento infatti è stato tolto dal calendario dei lavori di questa settimana, probabilmente, come hanno ipotizzato alcuni parlamentari dell’opposizione, anche alla luce del tragico episodio avvenuto l’altra notte a Verona che ha visto coinvolto il titolare di un’agenzia di investigazioni private vicino, secondo quanto si è appreso in ambienti parlamentari, ad Alleanza nazionale. Il presidente della commissione Donato Bruno ha poi letto una nota del ministero dell’Interno con la quale si è comunicato che il sottosegretario Alfredo Mantovano (An) non ha più la delega su questa materia. Forza Italia nei giorni scorsi aveva espresso forti perplessità su questo testo, messo a punto e fortemente voluto, da Alleanza Nazionale.
E intanto la Federpol, la Federazione nazionale degli investigatori privati, « la più antica, numerosa e rappresentativa associazione di detective in Italia» , comunica che «Andrea Arrigoni» non era un loro iscritto . Lo sottolinea il presidente della Federpol, Laura Giuliani affermando che la precisaziona ha lo « scopo di non provocare equivoci nell’opinione pubblica».
La Federazione nazionale degli investigatori privati , inoltre, esprime «rammarico e disappunto» per la sospensione dell’esame del progetto di legge sulla cosiddetta « sicurezza sussidiari a» da parte della commissione Affari Costituzionali della Camera.
«Slitta cosi a tempo indeterminato », dice Giuliani , « la possibilità di una moderna regolamentazione, da sempre auspicata dalla Federpol, della professione di investigatore privato, legata ancora a una legge del 1931. E potrebbero essere così vanificati due anni di proficua e continua collaborazione fra i rappresentanti della Federpol e i legislatori».
Mercoledì 23 Febbraio 2005
Visita in questura
Solidarietà pure da An
Anche il responsabile nazionale della sicurezza di Alleanza Nazionale, il deputato Filippo Ascierto ieri mattina è andato in questura a portare solidarietà al questore Luigi Merolla e ai poliziotti in servizio. Ascierto inoltre conosceva Andrea Arrigoni. Lo aveva incontrato alcune volte. Glielo aveva presentato un generale dei carabinieri in concedo, Giancarlo Servolini, che oggi è il responsabile nazionale del settore investigazione privata italiana per An. «Noi abbiamo presentato un disegno di legge per regolamentare il lavoro della categoria che è in discussione in Parlamento», dice Ascierto, «per questo alcune volte ho visto Arrigoni. Tra tutti quelli che avevo conosciuto e che fanno il suo mestiere devo dire che mi era sembrato il meno esaltato. Mi aveva dato l’impressione di essere preparato. Mai avrei immaginato simili risvolti». Assieme ad Ascierto in questura anche il senatore Paolo Danieli e il consigliere comunale Luca Bajona, entrambi di An, che hanno voluto portare le condoglianze e la solidarietà loro e del partito alla polizia. Danieli e Ascierto fanno parte della maggioranza di governo. Inevitabile chiedere loro che cosa faccia lo Stato per i suoi servitori. «Il Governo ha chiuso di recente due contratti per le forze dell’ordine, distinguendo tra carabinieri e polizia e impiegati pubblici», ha detto Ascierto, «noi però siamo qui a dire soltanto che lo Stato non si dimenticherà delle famiglie dei poliziotti uccisi, che a loro andrà il nostro supporto». (a.v.)
Mercoledì 23 Febbraio 2005
Alberto Arrigoni, il papà del detective assassino, ricostruisce le sue ultime ore di vita prima della sparatoria sulla Statale 11
«Vi assicuro, nulla di strano in mio figlio»
Il genitore non si dà pace: «Domenica aveva un atteggiamento normale»
«Mio figlio non parlava mai del suo lavoro in casa. E noi non gli chiedevamo niente in proposito: sapevamo che era una professione delicata e che la riservatezza faceva parte del suo lavoro. Per questo non abbiamo la minima idea di cosa si stesse occupando in questi ultimi tempi e se questo c’entri o meno con la sparatoria. Possiamo solo dire che la settimana scorsa Andrea non faceva trasparire preoccupazioni o irrequietezza. Si è trattato di un fatto casuale che è degenerato: non abbiamo dubbi». Oltre alle certezze dettate dal cuore, Alberto Arrigoni, 65 anni ben portati, padre di Andrea, il detective di Osio Sotto morto nella sparatoria della notte tra domenica e lunedì sulla Statale 11, aspetta anche qualche certezza dagli investigatori. Invece anche ieri i contorni della morte del figlio trentaseienne è rimasta avvolta da un fitto mistero.
Ieri pomeriggio il padre dell’investigatore, assieme alla madre Maria, 54 anni, e al fratello maggiore Marco, 38 anni, sono stati convocati in questura per essere ascoltati.
«Come persone informate dei fatti», spiega il padre. «Anche se, in realtà, non sappiamo proprio niente. Non abbiamo fatto altro che confermare che Andrea conduceva una vita irreprensibile e che era una persona stupenda. E di ribadire che non era un killer, che non conduceva una doppia vita, che non era un pistolero. Indubbiamente qualcosa di strano è successo, ma non ci ritrovo Andrea in questo tipo di evento».
Mentre parla il sessantacinquenne Arrigoni, ex dipendente della Tenaris Dalmine, cerca di trattenere ogni emozione, da buon montanaro. Eppure anche per lui, originario della Val di Scalve ma trapiantato a Osio Sotto da oltre trent’anni, ogni tanto la voce inizia a tremare di fronte a un dramma così grande.
«E soprattutto inspiegabile», aggiunge. «Non si può definire in altro modo questa vicenda. C’è più di qualcosa che non quadra, dall’inizio alla fine. Continuo a ripensare agli ultimi momenti che ha trascorso con noi e, più ci penso, più scopro che non c’era niente di strano, di anormale, di cupo nel suo atteggiamento. Domenica sera era assolutamente tranquillo. Eppure poche ore dopo era a Verona, steso accanto ad altri tre cadaveri».
Alberto Arrigoni non può far altro che ripercorrere per l’ennesima volta quella tragica notte.
«Domenica aveva trascorso la giornata con noi. Io ero uscito tra le 16 e le 19.30 per portare avanti alcuni lavori in ufficio alla casa di riposo. Anche mia moglie non ha notato niente di strano in lui in quei momenti: Andrea è rimasto a casa tutto il giorno. Io a un certo punto me ne sono andato a letto. Ero infatti già coricato quando Andrea, come mi ha poi riferito mia moglie, ha prima parlato al cellulare con la sua fidanzata, con la quale non si sarebbe dovuto vedere, e poi ha detto a sua madre che sarebbe uscito, ma solo per un’oretta, per andare in ufficio. D’altronde col lavoro che faceva non ci stupivamo dei suoi orari. Quindi il fatto che dicesse di uscire, anche se all’improvviso, alle undici di domenica sera, non ci è sembrato niente di insolito».
Lunedì mattina Alberto Arrigoni si è alzato attorno alle cinque, come ogni giorno. Da quando è in pensione ricopre infatti diversi incarichi tra Osio Sotto e Vilminore: nella Bassa, oltre a essere direttore della casa di riposo Olmo, è anche segretario del corpo musicale San Donato, mentre in Val di Scalve è assessore ai Servizi sociali e rappresentante del Comune in seno alla Comunità montana, dove si occupa del settore agricoltura e dei servizi sociali.
«Per questo ero già in piedi quando hanno bussato alla porta. Ho aperto e mi sono trovato davanti due agenti della polizia di Verona».
«Andrea Arrigoni è morto e ha sparato a due poliziotti», mi hanno detto, senza troppo dosare i toni. «Sono stati gentili ma un po’ crudi, chiaramente per il fatto che erano appena morti due loro colleghi. Ma io avevo perso un figlio, apprezzato come persona oltre che come investigatore. Ne ho avuta la conferma anche in giornata. Mi hanno infatti telefonato diversi suoi colleghi per esprimere il loro cordoglio». «Sì, quella faccia me la ricordo. Arrigoni era stato a Verona al seguito di Bossi». Chi parla è un ex dirigente della Lega nord, che ora con il Carroccio non ha più nulla a che fare. Con la garanzia dell’anonimato è disposto a raccontare come funzionava e come si comportava lo staff che circondava il leader della Lega negli anni più caldi, dal 1994 al 1996, quando il tema della secessione aveva messo in fibrillazione l’Italia. Andrea Arrigoni probabilmente non è mai stato iscritto nella Gnp, la Guardia nazionale padana, quella delle camicie verdi per intenderci. Lui era qualcosa di più: lui era arrivato prima. Il Senatur infatti aveva come «scorta» un gruppo di fedelissimi delle valli bergamasche. Quelli con il petto in fuori e sempre in prima linea.
«Arrigoni l’ho riconosciuto subito quando ho visto la foto sul giornale. Non che l’abbia conosciuto profondamente, però è venuto a Verona e in provincia al seguito di Bossi negli anni più duri e difficili. Non era fisicamente gigantesco, direi normale, non certo come l’autista di sempre, il fidatissimo Aurelio», racconta l’ex leghista. «Tra il 1994 e il 1996 erano i bergamaschi a fare da guardaspalle a Bossi, forse un po’ esaltati dal ruolo». Giravano armati? «Devo dirlo? Sì. Erano armati. Avevano la mitraglietta Uzi sotto il sedile, modificata senza lo sparo a raffica. Usavano anche il lampeggiante blu, il che è proibito e per questo avevano avuto noie con la polizia sia a Verona che a Rovigo. Si vantavano con noi veronesi, erano maniaci delle armi, ruotavano attorno a un ex parlamentare leghista con la passione delle investigazioni e delle armi. Erano così spavaldi che poi lo stesso Bossi decise di liberarsene perché aveva capito che l’ambiente era un po’ troppo torbido. E questo va a merito suo: non li volle più e allora creò le Guardie padane». (m. batt.)

Tragedia a Verona/ Sparatoria nella notte: quattro morti, 2 poliziotti

Lunedí 21.02.2005 16:10
''Ho appreso con dolore la notizia del tragico episodio in cui hanno perso la vita l'agente scelto della Polizia di Stato, Davide Turazza, e l'agente, Giuseppe Cimarrusti, coinvolti in un conflitto a  fuoco con un rapinatore aVerona. In questa triste circostanza, desidero rinnovare i miei sentimenti di viva solidarietà alla Polizia  di Stato e la prego di rendersi partecipe presso i familiari delle vittime del mio commosso cordoglio''. E' questo il messaggio inviato dal presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, al capo della Polizia, Gianni De Gennaro, sulla tragica sparatoria a Verona che è costata la vita a due poliziotti. al canto suo, il ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu, attraverso il capo della Polizia Giovanni De Gennaro ha fatto pervenire ai familiari dei due agenti caduti in un tragico conflitto a fuoco a Verona "i propri sentimenti di cristiana e commossa partecipazione al loro gravissimo lutto". ''Questa notte sulla strada che va da Verona a Brescia è passato il male - così, il Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan commenta la tragedia di stanotte a Verona - perché solo il male più assoluto può essere all'origine di una così assurda, feroce, terribile tragedia".
IL KILLER
Andrea Arrigoni, l'uomo che ha sparato la notte scorsa a Verona uccidendo i due agenti di polizia e la giovane ucraina, rimanendo ucciso a sua volta, era dirigente nazionale della Con.ipi (Confederazione nazionale degli investigatori privati italiani). Presidente della Con.ipi è il deputato Filippo Ascierto  (An), mentre il ministro delle Comunicazioni, Maurizio Gasparri, è il presidente onorario. Arrigoni, nel sito internet dell'associazione, è indicato come direttore dell'Osservatorio Nord-Italia con funzioni di ispettore nazionale. L' associazione, spiega Ascierto, ''è nata per seguire il percorso del disegno di legge che disciplina la categoria degli investigatori privati. Io ho incontrato tre volte in passato Arrigoni, proprio in sede di confronto sulla legge. Non si  poteva sospettare una simile follia''.
LA RICOSTRUZIONE
Manda l'ambulanza da Bonometti...'': sono le ultime parole pronunciate da Giuseppe Cimarrusti, durante la concitata chiamata via radio alla centrale operativa della Questura di Verona. L'agente ha chiesto aiuto ai colleghi indicando, come luogo del conflitto a fuoco, il nome di una concessionaria automobilistica sulla statale Verona-Brescia. Il poliziotto, in fin di vita, non è riuscito a dire altro, ma ha tentato nuovamente di mettersi in collegamento con i colleghi al 113 usando il proprio telefono cellulare. Dall'altro capo, alla Questura, l'operatore ha chiamato invano il collega, sperando di sentire la voce. Ma i due uomini delle Volanti erano evidentemente già a terra, feriti molto gravemente, e non potevano più parlare. I due poliziotti sono morti entrambi dopo circa mezz'ora dal ricovero all'ospedale di Verona. Secondo quanto stabilito finora è stato quasi sicuramente il malvivente Andrea Arrigoni, originario di Bergamo, ad aprire il fuoco. Secondo quanto si è appreso, l'omicida avrebbe scaricato contro gli agenti l'intero caricatore (14 colpi) della sua pistola, una Block, un'arma 9x21 di fabbricazione austriaca. I due agenti Davide Turazza e Giuseppe Cimarrusti, di pattuglia con una Volante lungo la Statale 11 che da Verona porta a Brescia, alle 2 e 30 circa hanno deciso di intervenire perché avevavo visto una donna a terra e un uomo accanto a lei che stava probabilmente rapinandola dopo averle sparato. La strada è frequentata abitualmente da prostitute e dai loro clienti, i poliziotti stavano percorrendola per un normale controllo. L'uomo, vistosi scoperto, ha immediatamente aperto il fuoco contro di due agenti che stavano intervenendo. I poliziotti hanno risposto al fuoco ma sono caduti a terra colpiti. La perizia nello sparare di Arrigoni è spiegata dal lavoro che faceva l'uomo originario del Bergamasco era investigatore privato e per questo aveva anche il porto d'armi. Nel passato di questi, poco o nulla, salvo una vecchia denuncia per lesioni. La ragazza colpita dal malvivente, Galyna Shafranek di 29 anni, era una prostituta ucraina. Non era ancora morta ed è stata portata all'ospedale dove però si è spenta all'alba. Bilancio pesantissimo per una sparatoria nata all'improvviso, causata dalla violentissima reazione del rapinatore: quattro morti, due agenti di polizia che vanno ad aggiungersi ad altri tre della questura veronese morti in servizio negli ultimi anni. Il fratello di uno degli agenti uccisi, Davide Turazza, anch'esso poliziotto, venne assassinato nel 1995, quando sorprese alcuni rapinatori all'esterno di una banca in procinto di assaltarla. I familiari di Turazza hanno acconsentito l'espianto degli organi del loro congiunto. 

 

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