Inizio e fine della storia di una
riforma solo annunciata
di Claudio Mascella

Elaborare una sintetica disamina dei 14 PDL (4 dei quali di iniziativa popolare – raccolta di firme organizzata dal SULPM)  oggi giacenti in Parlamento, può sicuramente contribuire a far chiarezza sugli orientamenti politici e sulla loro evoluzione in relazione alla collocazione della Polizia Locale nell’ordinamento della sicurezza nazionale, oltre ad offrire una “spaccato storico” di indubbio interesse. Il tutto, in ogni caso, scaturisce dall’esigenza di indicare percorsi chiari affinché, anche in linea con l’ultima Riforma del Titolo V (votata alla Camera 25 marzo 2004), si possa riadeguare la legge 65/86, alle nuove esigenze della sicurezza italiana, e conseguentemente ottenere rispetto della dignità umana e professionale dei circa 60.000 Lavoratori e Lavoratrici della P.M.e P.L.

Si tratta, in tal senso, di cogliere le nette distinzioni che passano tra le esigenze del legislatore e quelle delle Comunità locali giacché la Riforma in parola è ad Esse diretta. La legge Quadro 65/86,  poiché calata in un momento di deresponsabilizzazione degli EE.LL., rispetto alla sicurezza dei centri urbani, recava minimi strumenti di ordine giuridico ed organizzativo, ed è, inoltre, risultata inapplicata da parte delle amministrazioni locali, laddove, addirittura, vi è ancora qualche Regione (vedi Sardegna) e moltissime province e comuni che non hanno ancora provveduto ad emanare sia la legge di livello regionale, sia  gli speciali regolamenti dei Corpi e Servizi di P.M.e P.L. che avrebbero almeno stabilizzato funzioni e compiti per il controllo del territorio ad oggi lasciato alle polizie statali, con conseguente dispendio di risorse umane ed economiche e con lo stesso affossamento della dignità e visibilità dei Lavoratori cui la 65/86 si riferiva.

Sull’ evoluzione del processo giuridico ed organizzativo della P.M. e P.L. si sono, poi, abbattuti ulteriori enormi  macigni, laddove si sono aggiunti dei provvedimenti negativi che hanno ulteriormente stravisato la credibilità istituzionale e peggiorato la stessa situazione giuridica dei poliziotti locali, tra cui si citano:

-         la privatizzazione del rapporto di lavoro degli addetti;

-         la voluta minimalizzazione, quindi affossamento, dei compiti di polizia giudiziaria, con la conseguente estromissione dei poliziotti locali da un più attivo e pieno coinvolgimento per la repressione dei reati;

-         il trasferimento ai consigli comunali della competenza in materia di armamento che produce un variegato deleterio modello Nazionale, dove in alcune città sono armati di tutto punto, in altre non hanno un minimo strumento di difesa;

-         la sostituzione politica della polizia locale nella vigilanza dei quartieri da parte delle forze statali, benché queste risultino “lontane” dalla conoscenza socio-antropologica dei soggetti e del territorio  cui è destinata tale delicata e preventiva funzione;

-         lo snaturamento dello stesso ordine istituzionale di livello locale laddove, per rispondere ad interessi di svariata natura, ad oggi parte dei compiti postulati dalla 65/86 sono affidati ai più sparuti soggetti (ausiliari – protezione civile ecc) che, con l’emanazioni degli stessi  provvedimenti legislativi a favore della sicurezza privata,  hanno finito per rendere “indecifrabili” le stesse funzioni storiche da sempre affidate alla P.M. e P.L..

In conseguenza ed in previsione di tutto ciò, il S.U.L.P.M., per mezzo della Dirigenza presente sul territorio, nel 1996 costituì il Comitato promotore per la raccolta delle firme occorrenti alla presentazione di progetti ad iniziativa popolare, ottenendo che a tutt’oggi la Riforma in parola pernei, alla Camera dei Deputati, sulla volontà della Collettività italiana e degli stessi Lavoratori della P.M.e P.L. Di fatto, le richiamate proposte, ritenute valide dalla Suprema Corte, risultano di tutta attualità giacché continuano a rappresentare le richieste dei 55.000 Colleghi e delle migliaia di cittadini che ritennero di sottoscriverle, ove, in sintesi, esse volgono ad ottenere una:

1)      contrattazione separata e contratto di lavoro con le stesse caratteristiche dei lavoratori della Polizia di Stato;

2)      esclusione della Polizia Locale dall’art.2 del decreto legislativo 29/93 – ora art. 3 decreto legislativo 165/2001, con conseguente rientro nella contrattazione pubblicistica;

3)      modifica art. 57 C.p.P. funzioni di P.G., ossia completa assegnazione della qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria (comma 1), per comandanti, ufficiali e sottufficiali, o di agente (comma 2), per gli agenti, senza limitazioni temporali;

4)      pieno riconoscimento della qualifica di agente P.S. cosi come preordinato dal testo unico della legge sugli ufficiali ed agenti di pubblica sicurezza, R.D. 31.8.07, con conseguente ambito art. 16 legge 121/81;

5)      porto dell’arma senza licenza anche fuori servizio e su tutto il territorio nazionale;

6)      consorziazione dei comuni per una migliore gestione del servizio per i piccoli centri;

7)      istituzione dell’accademia regionale di polizia locale;

8)      parificazione assistenziale e previdenziale con i Lavoratori delle altre forze di polizia statali.

A seguito di azioni sindacali che inclusero anche manifestazioni pubbliche, nella XIII legislatura la Commissione AA.CC. della Camera esaminò tutte le leggi presentate in materia, riunendole  in un testo unificato, licenziato il 4.5.99 che trovò ferma  opposizione del deputato di AN F. Ascierto, il quale motivò circo lo scollegamento con gli interessi collettivi. In data 4.7.2002,  sempre per pressioni da noi operate, la stessa Commissione,  ha  riaperto l’esame dei PDL che, subito dopo, si reimpantanato in quanto deputati della Maggioranza hanno ritenuto di attendere l’avvio della riforma  Costituzionale che, come cennato, in data 25.3. 2004 ha trovato il primo varo alla Camera.

Vi è quindi da considerare che: se l’intervenuta modifica del titolo V/Costituzione, voluta dalle forze di sinistra e centraliste, ha determinato un notevole  restringimento delle competenze statali in ambito della legislazione sulle polizie locali, con l’approvazione della nuova Costituzione (come detto varata alla Camera il 25 u.s.) voluta dall’attuale maggioranza che si caratterizza anche per le spinte federaliste, dovrebbe darsi la stura anche alla nostra Riforma, sempreché qualcuno non creda che la nuova polizia locale non è la municipale e la provinciale.

Oggi, di fatto, tutti i nodi vengono al pettine, laddove le più volte ostentate convergenze di deputati di Governo ed Opposizione, peraltro fissate anche nelle elencate proposte di Legge, non lasciano più attenuanti per ulteriori rimandi giacché tutti, nessuno escluso, mirano ad una seria e concreta riforma della polizia municipale e provinciale.

Tutto ciò occorre anche per ovviare all’improprio mercimonio che va creandosi nel sin troppo delicato mondo della legislazione statale e locale poiché alcune regioni (vedi Lombardia e Emilia Romagna) hanno tentato o provveduto ad emanare Leggi sulla polizia locale che risultano in contrastano con l’attuale dettato costituzionale, laddove si è tentato di privatizzare la sicurezza locale nonché abrogare la stessa 65/86, cosi e ponendo a serio rischio sia la sicurezza socialmente resa sia il futuro della Categoria che, a tal punto, viene sta subendo un processo di destrutturazione “a puntate”, all’ombra dell’indifferenza delle forze politiche e sociali del nostro Paese.

In tal senso, abbiamo e stiamo facendo presente, in tutte le sedi istituzionali e non, che non vi è più spazio per ulteriori disimpegni da parte di chi, in ogni caso, rappresenta la Collettività che, anche con l’appoggio alla nostra raccolta di firme, ha dimostrato chi, come e perché deve costituire la nuova polizia locale.

Gli annunci di Riforma li lasceremo, pertanto, ai politici attorucoli o alle annunciatrici televisive, Noi del S.U.L.P.M. e chi vorrà appoggiarci, staremo in uniforme e, se del caso, ad oltranza sotto i Palazzi del potere giacché chi li occupa, senza più raggiri dovrà dirci, se  intende inquadrarci quali impiegati oppure rispettarci da poliziotti locali il che richiede il varo e non più l’annuncio della nostra Riforma.