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Tutto sul I° Convegno regionale SULPM dell'Umbria "Contro la privatizzazione della sicurezza. La riforma della Polizia Locale dell'Umbria" che si è tenuto il 12 giugno 2003 a Corciano (PG) |
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RELAZIONE DEL CONVEGNO Consentitemi innanzitutto, in qualità di segretario regionale del SULPM umbro, di ringraziare il Sindaco ed il Comandante di Corciano (non solo per l’ospitalita’ resa ai convegnisti), le autorità e tutti gli intervenuti. Non di meno è dovuto un ringraziamento particolare alla ns segretaria provinciale Lorenza Coraggi, che, insieme a tutto il direttivo regionale ha lavorato per permettere la realizzazione di questo I ° convegno regionale del SULPM. Il SULPM, sindacato unitario dei lavoratori della polizia municipale e locale, quale maggiormente rappresentativo a livello nazionale della categoria, ha modo di confrontare internamente le varie esperienze di rappresentanza della polizia locale attuate dalle strutture del sindacato di varie regioni. L’attivita’ dei rappresentanti SULPM, diviene, pertanto, un laboratorio itinerante, al quale il SULPM umbro, rinnovato nei quadri dirigenti, sin da oggi partecipa con le idee elaborate e qui delineate nonche’ da quelle che il confronto di questo convegno ha fatto scaturire per la resa di un migliore servizio alle collettivita’ locali che non puo’ prescindere dalla migliore organizzazione e rispetto dei colleghi che quotidianamente debbono rendere vivibile e sicuro il territorio dell’Umbria. Il nostro sindacato, in seno alle nuove strategie ed alle politiche di merito adottate dalla segreteria generale, ha scelto di capovolgere il sistema rivendicazionale. Esso, poiche’ cosi e’ e deve rimanere, parte oggi dalle esigenze delle comunita’ per le quali svolgiamo la nostra quotidiana opera, ed e’, pertanto, in esse che si riflette la sacrosanta tutela dei diritti da corrispondere ai lavoratori della P.M. e P.L. In linea, la sempre piu’ pressante domanda di sicurezza ed il torpore attivistico che negli ultimi anni ha colto le parti sociali chiamate a risponderne, impongono una svolta concreta nelle politiche di settore. Pertanto, con quest’iniziativa, abbiamo ritenuto opportuno creare un momento di coesione che ci porti a lavorare tutt’insieme per costruire una legge regionale che risponda sia alle nuove e più pregnanti responsabilità derivanti dall’esclusiva potestà legislativa in materia di polizia locale amministrativa (assegnata alla regione), sia al ruolo richiesto agli enti locali, quindi agli amministratori, in tema di controllo del territorio e sicurezza. In quest’ottica il SULPM ha organizzato il convegno con l’obiettivo di unificazione degli sforzi e, pertanto, ha voluto raccogliere anche gli stessi segnali caratterizzanti il documento sottoscritto dai nostri amministratori in sede della conferenza delle regioni. Alla luce, pero’, dei nuovi eventi nazionali e locali anche di natura legislativa, riteniamo opportuno una verifica dei propositi gia’ enunciati dalla nostra regione. Sta di fatto, che la legge di riforma regionale umbra, nel corrispondere alle legittime istanze delle comunita’ e degli operatori oggi qui presenti, potrebbe costituire un “faro” nel frastagliato mondo del federalismo, ossia un contro bilanciamento alle antidemocratiche spinte separatiste e lobbiste che stanno imperversando nelle politiche del nostro settore. Bisogna infatti determinare un argine contro queste iatture, le quali mirano ad instaurare una nuova pseudo “polizia locale”, costituita da camicie di vario colore, da pseudo volontari ed istituti di vigilanza privata, dove con questi ultimi s’intende portare anche il profitto economico nel circuito della sicurezza. Ancora vi e’ da chiarire se la regione Umbria, con il varo della propria legge regionale sulla polizia locale, intende contrapporsi alle spinte centraliste che vogliono la trasformazione delle polizie di stato, talche’ diverrebbero, come avvenne nel ventennio, in parte “locali”, ossia l’azzeramento dell’esperienza non solo storica ma anche federalista che si manifesterebbe per mezzo della permanente occupazione delle autonomie territoriali, ad oggi riconsiderate, nella giusta e legittima cornice, dalla riforma del titolo V della costituzione. In linea, la sempre piu’ pressante domanda di sicurezza ed il torpore attivistico che negli ultimi anni ha colto le parti sociali chiamate a risponderne, impongono una svolta concreta nelle politiche di settore. Pertanto, con quest’iniziativa, abbiamo ritenuto opportuno creare un momento di coesione che ci porti a lavorare tutt’insieme per costruire una legge regionale che risponda sia alle nuove e più pregnanti responsabilità derivanti dall’esclusiva potestà legislativa in materia di polizia locale amministrativa (assegnata alla regione), sia al ruolo richiesto agli enti locali, quindi agli amministratori, in tema di controllo del territorio e sicurezza. In quest’ottica il SULPM ha organizzato il convegno con l’obiettivo di unificazione degli sforzi e, pertanto, ha voluto raccogliere anche gli stessi segnali caratterizzanti il documento sottoscritto dai nostri amministratori in sede della conferenza delle regioni. Alla luce, pero’, dei nuovi eventi nazionali e locali anche di natura legislativa, riteniamo opportuno una verifica dei propositi gia’ enunciati dalla nostra regione. Sta di fatto, che la legge di riforma regionale umbra, nel corrispondere alle legittime istanze delle comunita’ e degli operatori oggi qui presenti, potrebbe costituire un “faro” nel frastagliato mondo del federalismo, ossia un contro bilanciamento alle antidemocratiche spinte separatiste e lobbiste che stanno imperversando nelle politiche del nostro settore. Bisogna infatti determinare un argine contro queste iatture, le quali mirano ad instaurare una nuova pseudo “polizia locale”, costituita da camicie di vario colore, da pseudo volontari ed istituti di vigilanza privata, dove con questi ultimi s’intende portare anche il profitto economico nel circuito della sicurezza. Ancora vi e’ da chiarire se la regione Umbria, con il varo della propria legge regionale sulla polizia locale, intende contrapporsi alle spinte centraliste che vogliono la trasformazione delle polizie di stato, talche’ diverrebbero, come avvenne nel ventennio, in parte “locali”, ossia l’azzeramento dell’esperienza non solo storica ma anche federalista che si manifesterebbe per mezzo della permanente occupazione delle autonomie territoriali, ad oggi riconsiderate, nella giusta e legittima cornice, dalla riforma del titolo V della costituzione. In linea, riteniamo che la regione umbria, oggi qui presente per mezzo di autorevoli esponenti, debba, per questi ambiti, recuperare il vero ruolo dell’ente e con esso quello degli altri enti locali. Cio’ lo puo’ fare anche per mezzo della legittima e calibrata valorizzazione della polizia municipale e provinciale ossia locale, sino a portarlo a quei giusti livelli organizzativi, di modo da coinvolgere tutto il popolo umbro per la guerra da dichiarare ad ogni forma d’illegalità e invivibilita’. Inversamente, l’ennesima mancanza di volontà ed intraprendenza politica (quest’ultima oggi ancor meglio praticabile poiché supportata dalla costituzione riformata) condannerebbe ancora una volta la nostra regione ad un ruolo di subalternità nel governo della progettualità, connessa alla risoluzione delle criticita’ o negative condizioni recate da una mancata presenza istituzionale degli enti locali sul circuito della sicurezza. (segue nella colonna accanto) |
(segue dalla colonna accanto) Continuare ad ignorare che il tessuto della sicurezza va rigenerato secondo criteri di corresponsabilità, dove il modello anglosassone potrebbe risultare giusto riferimento poiché sposa a pieno la compartecipazione tra polizie locali e cittadini, rendendo questi ultimi protagonisti della vivibilità e non già solo vittime passive della criminalità e dell’illegalità, varrebbe ad assumere ennesime posizioni di deresponsabilizzazione politico culturale. Noi crediamo che la regione Umbria abbia diverse volonta’ e quindi fara’ si che tali logiche non passino. Infatti, far si che passino le spinte di decentramento della polizia di stato, o la vestizione d’uniforme da parte di pseudo volontari, o al peggio polizie private, varrebbe a consentire l’ulteriore snaturamento del ruolo di responsabilità delle comunità e dei locali amministratori in tema di sicurezza locale. In sintesi, mancare a detto vitale appuntamento significa avallare operazioni trasformistiche dello stato centralista e rinnegare la possibilità d’autodeterminazione e di autogoverno di tutti i corregionali. Per quanto, il SULPM avendo ben precisa la netta distinzione d’attribuzioni, funzioni e compiti che assegnano la cura del crimine organizzato e il terrorismo alle polizie statali, e la prevenzione e repressione di tutti gli elementi recanti illegalità alla polizia municipale e provinciale, ossia locale, ritiene si possa e si debba strutturare una legge che al meglio coniughi le esigenze del territorio e la riconversione del modello e della “morale sicurezza”, là dove il cittadino, per mezzo dei propri amministratori e della propria polizia locale, diviene protagonista auto determinato e determinante per la migliore civile convivenza sul territorio. Tutto ciò si può realizzare solo ed esclusivamente per mezzo di una nuova concreta organizzazione della polizia locale umbra che, pur restando alle dipendenze dei sindaci e dei presidenti delle province, deve trovare sempre piu’ un assetto organizzativo e giuridico di livello regionale, il quale consenta anche il superamento di tutte quelle negative condizioni ad oggi recate dalla marcata diretta interdipendenza dei poliziotti locali da un sistema politico troppo correlato a determinate esigenze corporative, dal che la distrazione e dispersione delle già carenti forze umane e tecniche sul circuito della vivibilità e sicurezza urbana.Giust’appunto questo convegno si è proposto l’inizio di un percorso tendente anche a convincere gli amministratori umbri che può esistere la convivenza tra autorità regionale e autorità locali e che una siffatta organizzazione potrà solo portare giovamenti alla nostra comunità nonche’ la giusta considerazione dei poliziotti municipali e provinciali. Franco Ricci (Segretario regionale dell’Umbria)
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